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Previdenza e assistenza

Meno penalizzazioni sulle pensioni di anzianità


La riforma pensionistica / Novità e riflessioni

 

red Come è noto, la riforma Fornero, tra le molte innovazioni negative, ha introdotto forti penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni di età anagrafica.

red L'entità economica della pensione viene decurtata dell'1% all'anno per i primi due anni e del 2% per ogni ulteriore anno che manca ai 62. Se un lavoratore ha 57 anni di età, pur avendo oltre 42 anni di contributi, avrà una penalizzazione dell'8% per il resto della sua vita. Questo meccanismo parte dal 2018.

red Nel frattempo, se si è sempre effettivamente lavorato per arrivare ai 41 anni più alcuni mesi (nel caso delle donne), o 42 anni e alcuni mesi (per gli uomini), questa penalizzazione non avviene. Sono considerate come lavoro effettivo le eventuali assenze per: malattia, infortunio, servizio militare, cassa integrazione ordinaria, maternità obbligatoria. Restano invece penalizzate tutte le altre assenze anche se con contribuzione figurativa. Per esempio: la cassa integrazione straordinaria, la maternità facoltativa (a proposito di tutela della famiglia!), la disoccupazione, ecc.

red Ora con il decreto del 31 agosto scorso, coordinato con la legge di conversione del 30 ottobre 2013 n° 125, l'assenza per maternità facoltativa viene tolta dalla penalizzazione.

red Per le altre forme di assenza per cui restano le penalizzazioni, è stato finalmente chiarito che potranno essere compensate da lavoro aggiuntivo. Ad esempio un lavoratore che abbia usufruito della cassa straordinaria per tre mesi, raggiunta l'età pensionabile, anche avendo 58 anni d'età, non verrà penalizzato, se lavorerà tre mesi in più per compensare i tre mesi di Cigs.

red Piccole ma importanti modifiche ottenute anche grazie alla costante iniziativa dello Spi-Cgil.


Marcello Gibellini
Spi Cgil Bergamo, 5 novembre 2013