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per il Primo Maggio: due giorni, una notte

In occasione del Primo maggio, Festa dei lavoratori, il Cinema Conca Verde e la Biblioteca "di Vittorio" della Cgil di Bergamo vi invitano alla proiezione di

DUE GIORNI, UNA NOTTE

L'ultima opera, morale ma non retorica, dei fratelli Dardenne osserva in modo appassionato e veritiero uno spaccato di umanità alla prese con la crisi del lavoro che inevitabilmente coinvolge relazioni, sentimenti e la quotidianità. Un film lucido, duro e nello stesso tempo pieno di compassione e voglia di riscatto solidale, incarnati soprattutto nel volto e corpo di Marion Cotillard.

In programma martedì 28 e mercoledì 29 aprile ore 21.00 Cinema Conca Verde

Ingresso 5,00 euro intero – 4,50 ridotto (tesserati CGIL, over 65 e studenti universitari under 26)

DUE GIORNI, UNA NOTTE, di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione , Belgio, 2014, 95'

Uno dei migliori film della stagione, tra l'altro particolarmente attuale in tempi di Jobs Act per l'argomento che affronta. I due giorni del titolo riguardano infatti il tempo che un'operaia ha a disposizione per scongiurare il suo licenziamento: l'azienda in cui lavora ha proposto un referendum, in cui i suoi colleghi potranno decidere se vogliono incassare il bonus annuale da mille euro oppure rinunciarvi per salvare il posto alla protagonista. E lei decide di usare lo spazio del weekend per contattarli uno per uno, cercando di convincerli a votare per lei: una via crucis ossessiva e umiliante che da una parte rispecchia la condizione di abbandono è di isolamento in cui si trova ciascuno di noi nella società attuale, Ma al tempo stesso diventa l'occasione per un racconto nitido e umanissimo, in cui i Dardenne confermano di aver rinunciato alle leziose esibizioni di stile dei loro primi lavori per adottare un linguaggio sempre più scarno, essenziale e 'bressoniano'. Un film di grande impatto umano, insomma, ma anche di lucidissima scrittura: e con un'eccellente Marion Cotillard.

La Repubblica - Renato Venturelli - 30/12/2014

Nell'Occidente contemporaneo 'violentato' da una crisi economica e dunque sociale apparentemente senza fine, ogni lavoratore 'sospeso' difficilmente viene reintegrato dall'azienda. Questo sembra accadere anche a Sandra, la cui acuta depressione ha comportato un periodo di malattia. Quando la donna vuole rientrare al lavoro, il titolare la pone di fronte a una sfida: potrà scongiurare il licenziamento se riuscirà a convincere la maggioranza dei suoi colleghi a rinunciare a un premio di produzione di 1.000 euro. E per farlo dispone solamente di due giorni e una notte.

'Dardenniano' fino al midollo, la nuova fatica dei più autoriali tra i fratelli registi del mondo, contempla il lato più feroce della crisi attuale, pesante fino alla morte sulle vite delle persone coinvolte. Se per la vittima designata Sandra - un'intensa ed 'essenziale' Marion Cotillard - si tratta di una battaglia portata all'estremo e che in sintesi suona come 'mors tua, vita mea', per i suoi colleghi la richiesta a rinunciare al bonus può significare una preziosa e forse ultima chance per estrarre quella reminiscenza di umanità che ancora resta dentro di noi. Sandra appare dunque come la parte debole di un sistema tritacarne che non solo ti riduce a brandelli, ma che t'impone di far sentire i tuoi simili come ancor più deboli di te, perché codardi. Il testo e la mise-en-scène perfettamente asciutti dei fratelli belgi trovano su questo territorio un'applicazione congeniale, in cui nulla e nessuno esce indenne, spettatori inclusi, sottoposti al rischio di autentica angoscia. È l'amara Réalité, è il cannibalismo di un Capitalismo distorto e ormai fuori morale, immancabile nella filmologia di Pierre e Luc Dardenne, approda in photo-finish ma purtroppo si tratta di una morale tra poveri. I ricchi sono ormai di un altro pianeta.

Ciak - Anna Maria Pasetti - 2014-11-108

Più che la cospirazione sono la paura e l'eccesso di prossimità, forse, che possono spiegare per quale motivo Marion Cotillard non ha vinto la Palma al Festival di Cannes 2014 con questa interpretazione. Gambe magrissime, seno lieve, ansia a tavoletta, nell'ultimo film dei fratelli Dardenne è una sorta di icona europea del dramma del lavoro (ma anche la rappresentazione di una potente fobia). È nei panni di un'operaia che è stata assente un anno, per depressione, e ora la fabbrica in cui lavora, che ha scoperto, a causa della sua assenza, di poterne fare a meno, propone agli altri operai un referendum: volete un premio di produzione (mille euro) o siete disposti a rinunciarvi per permettere a lei di continuare a tenere il salario? O l'uno o l'altro. La sottile crudeltà del capitale, traveste un atto di sadismo con una votazione democratica. La Cotillard, assistita da un marito che non molla neanche quando lei lo maltratta ingiustamente, ha poco meno di un weekend per convincere, porta a porta, la metà più uno dei suoi compagni di fabbrica. Ce la farà? Il lavoro dei fratelli Dardenne, che nel cinema non hanno meno tenacia di lei, mostra innanzitutto quanto sia difficile parlare agli altri e tentare di convincerli di qualcosa di giusto quando nessuno sembra poter rinunciare all'equivalente di un anno di acqua ed elettricità. Unici alleati della protagonista: lo Xanax, bottigliette di acqua naturale e un'amica del cuore. Dire come va a finire sarebbe offensivo. Il film, girato in tempo reale e camera a spalla (come tutti i titoli dei registi belgi di "La promessa" e "Rosetta") ha una tensione inarrestabile frantumata da una scena in macchina in cui tutti cantano insieme e da piccole esplosioni di humour che a Cannes hanno suscitato risate liberatorie. In ogni caso, non ha un finale prevedibile. "Due giorni, una notte" è soprattutto una sonda un po' scioccante in un occidente ridotto a livelli di solidarietà ed empatia dello stesso livello ci un villaggio del neolitico, ma è Marion Cotillard il vero effetto speciale: tra rassegnazione e combattività, dignità e rabbia, resa e riscatto, somiglia troppo alla vita come è fuori dai film per non continuare a pensare a lei anche dopo un po' che è finito.

FilmTv - Mario Sesti - 2014-45-22

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