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NOTIZIE

SMART WORKING NEL GRUPPO UBI, SIGLATO L'ACCORDO. Nella fase sperimentale, già 350 i dipendenti aderenti

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Buone notizie per la conciliazione tra vita privata e professionale dei lavoratori del Gruppo UBI: è stato siglato il 31 agosto un importante accordo sindacale che disciplina alcune misure di conciliazione tra cui lo Smart Working, che, seppure già applicato in azienda in forma sperimentale e regolamentato attraverso "accordi individuali", viene ora disciplinato da un accordo sindacale. Ad oggi sono circa 350 i dipendenti del Gruppo che già vi hanno aderito sperimentalmente. Il 43% di questi fornisce la propria prestazione lavorativa da casa, mentre il 57% dagli spazi aziendali di co-working.

Con l'intesa siglata, fanno sapere unitariamente i sindacalisti di FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL E UNISIN, lo strumento è stato ampliato, migliorato e disciplinato a maggior tutela dei lavoratori, partendo da quanto prevede la Legge 81/2017 (cioè quella relativa alle misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato).

In arrivo oltre 1.300 nuovi verbali per le esenzioni sui ticket sanitari. NON SONO TUTTI “EVASORI” O “FURBETTI”: NORME CONFUSE E CONTRADDITTORIE FAVORISCONO GLI ERRORI

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I casi di esenzione dal pagamento dei ticket sanitari sono, in provincia di Bergamo, 551.132 su un totale di 1.105.123 assistiti, cioè il 49,9%, quindi un bergamasco su due. Gli esenti per reddito o per età (meno di 14 anni, senza limiti di reddito, o più di 65 anni con limite di reddito) sono il 39,2% di tutti i casi di esenzione, a fronte del 53,5% di esenzione per patologia e del 7,3% di esenzione per invalidità. Poiché un assistito può avere più di un tipo di esenzione, le esenzioni in totale sono 1.110.662 e quelle per reddito o per età sono 435.391. Questi sono i dati ufficiali dell’ATS (relazione al bilancio 2017) ed è bene tenerli presente per contestualizzare i 22.329 casi di verbali già definiti e i 28.574 ancora da definire (quindi aspettiamoci altre 28mila raccomandate …; oltre 1.300 sono già in arrivo in questi giorni). Anche se i dati sono da riferire a più anni (dal 2011 al 2015 – ATS Piano dei controlli 2018) si tratta indubbiamente di numeri molto elevati. Siamo dunque una provincia di “evasori” e “furbetti”?

Qualcuno certamente sì, ma in maggioranza no. In maggioranza si tratta di situazioni dovute a norme confuse e contraddittorie, a carenza di informazioni, a obiettive difficoltà a muoversi tra dichiarazioni dei redditi, criteri diversi sulla composizione del nucleo familiare fiscale, disomogeneità tra norme nazionali e norme regionali. Lo riconosce la stessa Regione Lombardia, in un documento tecnico, salvo poi non fare nulla per cambiare la situazione o, massimo, lasciare una finestra di tolleranza nel periodo a ridosso delle elezioni regionali (guarda caso).

In sintesi, le principali tipologie di violazione contestate sono riconducibili a tre casi.

1. Compilazione del modello per l’esenzione nazionale invece del modello per l’esenzione regionale
L’esenzione E01 (di livello nazionale) è prevista per “Cittadini con meno di 6 anni o più di 65 anni appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo lordo non superiore a 36.151,98 euro”. L’esenzione E05 è invece solo regionale e si rivolge sempre ai cittadini della stessa fascia di età (meno di 6 e più di 65 anni) ma con un reddito familiare fino a 38.500 euro. Rientra in questo caso il cittadino che, ad esempio con un reddito complessivo familiare di 37.000 euro, abbia utilizzato il modello di autocertificazione E01 invece dell’E05. In questo caso l’ATS tende ad accogliere i ricorsi perché il cittadino avrebbe comunque avuto diritto all’esenzione regionale, l’errore è solo nella scelta del modello, spesso a causa di assenza di informazioni precise.

2. Superamento del tetto di reddito
Molti cittadini sono incorsi in questo errore in quanto il tetto di reddito che dà diritto all’esenzione si riferisce al reddito complessivo familiare della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente. Così, nel caso di un aumento di reddito che, se pur minimamente, fa scattare il superamento della soglia dei 38.500, il cittadino che non si è ricordato di recarsi allo sportello ex ASL per rinunciare all’autocertificazione sottoscritta magari anni prima, si trova in situazione di evasione dal pagamento (casi destinati ad aumentare perché ora l’esenzione scatta automaticamente, senza l’autocertificazione, sulla base dei dati in possesso del Ministero). Anche queste situazioni difficilmente possono essere classificate in blocco nella categoria dei “furbetti”. Per queste situazioni è comunque necessario pagare quanto previsto dal verbale, magari chiedendo il pagamento rateale. Se invece si ha ragione di ritenere che il reddito “complessivo familiare” sia stato in realtà sotto il tetto (ad esempio perché un familiare non andrebbe conteggiato in quanto il “nucleo familiare fiscale” non coincide col “nucleo familiare anagrafico”), allora va presentato ricorso documentando la situazione.

3. Disoccupazione (esenzione E2-E12)
È questo il caso di maggiore iniquità e che avrebbe richiesto una immediata modifica da parte della Regione. Va ricordato, innanzitutto, che l’esenzione è riservata ai “disoccupati” (cioè chi aveva un lavoro e l’ha perso) mentre gli “inoccupati” (chi cerca un lavoro ma non ha mai lavorato) non hanno diritto a nulla. Si tratta di una distinzione già superata dalla stessa Legge (con il Jobs Act del 2015) ma continua incomprensibilmente ad essere ancora applicata. La norma nazionale (il Jobs Act, appunto) prevede che lo stato di disoccupazione, e la relativa indennità NASPI, non si perda se si accettano lavori a bassa retribuzione, sotto gli 8mila euro all’anno: in tempi di prevalenza dei lavori a tempo determinato o interinale sono in molti che con lo svolgimento di un lavoro, anche breve o di una collaborazione occasionale o di un lavoro a chiamata sono finiti sotto la tagliola e si trovano a dover pagare sanzioni spesso superiori alle loro reali possibilità economiche. Anche loro ben difficilmente possono finire sotto l’etichetta di evasori.

Era proprio necessario avere tutta questa fretta di partire subito con questa nuova ondata di verbali e sanzioni?
Non sarebbe stato meglio attendere il testo ufficiale della “pace fiscale” proposta dal Governo?
Anche se è vero che, dalle prime indiscrezioni, pare che la misura (in pratica un condono fiscale) sia rivolta solo ad aziende, lavoratori autonomi e professionisti, sarebbe stato meno iniquo procedere solo a bocce ferme.

BERGAMO, TEMPO INDETERMINATO PER 50 PORTALETTERE. SLC CGIL: “PIÙ DIRITTI E SERVIZIO MIGLIORE, ORA AVANTI SU QUESTA STRADA”

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Dopo anni di attesa e migliaia di assunzioni di giovani precari finalmente, grazie all’accordo nazionale sottoscritto il 13 giugno 2018 sulle politiche attive/occupazionali, la provincia Bergamasca potrà contare su 50 vere assunzioni di portalettere con contratto a tempo indeterminato.
Contro ogni previsione, spesso passando per visionari e in totale controtendenza alle politiche occupazionali del paese, la SLC CGIL è riuscita a distanza di due anni ad ottenere un primo risultato a garanzia di tutti quei ragazzi che da mesi lavorano per Poste Italiane, spesso in deficit di “diritti”, e che potranno trovare il giusto appagamento a tutti quei lunghi periodi di faticoso lavoro, attraverso la loro riconferma contrattuale e questa volta “sine die”.
Ovvio, molto c’ è ancora da costruire e da “fare”, i 50 lavoratori stabilizzati non andranno a coprire tutte le vere carenze dei Postini nella provincia ma di certo siamo riusciti a far passare un sacrosanto principio: se si vuol garantire qualità nel servizio nel rispetto del cittadino, non si può e non si deve andare avanti con personale “precario”.
SLC CGIL persevererà nella sua politica sulle stabilizzazioni dei rapporti di lavoro in Poste Italiane, andando a completare la copertura del recapito ma guardando anche al mondo del bancoposta (sportellisti) che in molti comuni faticano a garantire addirittura le aperture degli uffici postali.
SLC CGIL affronterà con la stessa determinazione i prossimi impegni con il fine di assicurare del “buon lavoro” stabile in tutti gli ambiti di Poste Italiane e cercando di limitare pesantemente il ricorso al precariato, affinché gli accordi di “stabilizzazione” siano strutturali ed esigibili in un’azienda con i bilanci ormai da anni in utile.

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