Questo Sito Utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Dopo l’incendio nel reparto di psichiatria del Papa Giovanni XXIII di Bergamo. "SALUTE MENTALE: NON È SOLO UNA QUESTIONE DI CONTENZIONI". L'intervento del segretario della FP-CGIL provinciale Roberto Rossi

on .

L’incendio nel reparto di psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo il 13 agosto scorso ha sollevato un dibattito che ha travalicato i confini orobici. Molti sono stati i commenti provenienti da tutt’Italia sulla vicenda, quasi tutti concentrati sul tema della contenzione. Al proposito interviene anche Roberto Rossi, segretario della Funzione Pubblica CGIL di Bergamo.

Ecco di seguito le sue considerazioni e alcune proposte:

“Riteniamo che parte di questa discussione sia viziata da un’eccessiva semplificazione, da luoghi comuni e forse da un briciolo di portato ideologico che nei fatti è stato superato dalla storia, quanto meno nelle strutture della nostra provincia.

Il 19 febbraio di quest’anno avevamo inviato una segnalazione all’ATS di Bergamo (sotto, il link al documento) e per conoscenza alle tre ASST orobiche, ponendo l’attenzione in particolare su: sovraffollamento degli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura), inattualità degli accreditamenti regionali non solo in tema di quantità di personale e scarsa valorizzazione delle strutture territoriali legate al mondo della psichiatria.

Sarebbe utile che questa drammatica vicenda potesse diventare uno stimolo per ‘fare un passo indietro’ rispetto alla quotidianità dei problemi e allargare lo sguardo sull’intero sistema della salute mentale, partendo dall’analisi di ciò che oggi rappresenta questo mondo.

Sempre più spesso i dipartimenti di salute mentale, e in particolare i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, sono contenitori di situazioni di disagio molto differenti tra loro e, in diversi casi, forniscono soluzioni tampone a casi che dovrebbero trovare risposta in luoghi completamente diversi. Esiste poi un’area di disagio che necessita di una maggiore specializzazione dei percorsi terapeutici, come per esempio quello legato all’abuso di sostanze o al tema dell’accoglienza dei migranti, tema quest’ultimo che purtroppo recenti scelte politiche hanno pensato di risolvere con la logica della chiusura, culminata nei due sciagurati Decreti cosiddetti ‘sicurezza’.

Pensare di condensare la discussione all’interno della semplice dicotomia ‘contenzione sì – contenzione no’ penso sia quantomeno errato; senza poi entrare nel merito di alcune dichiarazioni che si sono limitate a sbandierare la propria contrarietà all’utilizzo della contenzione, citando esperienze che l’hanno eliminata dai propri protocolli e linee guida, ma senza verificare che in molti di quei casi ad essere eliminata è stata la contenzione fisica, sostituita da quella farmacologica.

Pensiamo invece vada fatta una riflessione un poco più seria.

Riteniamo vada messa mano ai criteri minimi di accreditamento dei reparti dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, prevedendo un aumento del personale, anche tramite l’obbligo di presenza di professionisti con competenze specifiche quali educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica e lavorando altresì sugli aspetti strutturali e strumentali di questi reparti. Occorre inoltre lavorare per rafforzare la rete territoriale, intesa come l’insieme di tutti i soggetti pubblici e privati che lavorano sul tema della salute mentale (comunità, Cps, associazioni, assistenza sociale, etc...), in modo che l’ospedalizzazione non sia l’unica e più veloce risposta a un fenomeno così complesso: non è possibile che alcuni pazienti/utenti, terminata la fase dell’acuzie, passino mesi all’interno di questi reparti perché non esistono situazioni diverse. Occorre dunque investire risorse maggiori per costruire più efficaci percorsi di cura e in totale sicurezza per il personale che lavora in questi servizi.

La FP-CGIL di Bergamo, come già espresso nella citata lettera del 19 febbraio, rinnova il proprio interesse a che si apra formalmente questa discussione, a tutela degli utenti e di tutto il personale del settore”.


In allegato la lettera del 19 febbraio