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RYANAIR, FILT-CGIL DI BERGAMO: “BENE PARLARE DI CRESCITA, MA CHE NON SIA SOLO QUELLA DELLE CASSE DELLA COMPAGNIA IRLANDESE”. Per i lavoratori “condizioni in peggioramento. Intanto, l’handling rivede gli integrativi”

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“In tutto il suo intervento sulla stampa locale Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, non nomina mai chi fa volare i suoi aerei, chi assiste i suoi milioni di passeggeri né chi movimenta i loro bagagli: O’Leary non nomina mai i lavoratori”: Marco Sala, segretario generale della FILT-CGIL di Bergamo (alle spalle diversi anni passati a lavorare proprio nello scalo di Orio al Serio) apprezza sentire parlare di crescita e di nuovi investimenti, ma dopo l’ultima uscita pubblica dell’ad di Ryanair tiene a mostrare anche il rovescio della medaglia.

“A fronte della crescita esponenziale del traffico aereo nello scalo di Bergamo sarebbe stato auspicabile anche assistere a un aumento proporzionale del personale: negli ultimi vent’anni anni, non è stato così, di sicuro non si è tenuto il passo con il boom del traffico” spiega il sindacalista. “I numeri dell’occupazione direttamente legata alla gestione dei voli non è poi cresciuta di molto: vediamo ogni giorno organici in affanno nelle operazioni di gestione a terra. Salari e condizioni di lavoro negli ultimi dieci anni non sono migliorati, se non per la contrattazione nazionale. La situazione di quasi-monopolio che Ryanair è riuscita a ritagliarsi, poi, le permette di dettare le tariffe sia al gestore che alla società di handling, la BGYIS (BGY International Services, nata dalla scissione del ramo d’azienda di SACBO), che lavora quasi esclusivamente per la compagnia irlandese, con la quale stipula direttamente i contratti: il risultato è il paradosso che sta conducendo alla revisione (in peggio) di tutti i vecchi contratti integrativi, per oggettive difficoltà di mercato -precedenti al Covid- ma anche per le condizioni specifiche di Bergamo. Naturalmente, per i propri dipendenti diretti, Ryanair non vuole nemmeno sentir parlare di accordo aziendale integrativo. Con l’uscita di scena del settore courier da Orio, cioè con il trasferimento di DHL, poi, il destino dello scalo di Bergamo e dei suoi lavoratori sarà ancora più dipendente da Ryanair, che sappiamo non è per nulla attenta ai diritti di chi lavora (abbiamo vinto una causa proprio lo scorso luglio), né è particolarmente conosciuta per andare incontro alle esigenze dei gestori aeroportuali. Tra chi continuerà a far crescere Orio ci sono anche i suoi lavoratori: lo si tenga bene in mente”.