Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie.

RAPPORTO ISTAT: LA POVERTÀ IN ITALIA ANNO 2017, LE CARATTERISTICHE DEL FENOMENO IN PROVINCIA DI BERGAMO. Le considerazioni di Amboni, CGIL

on .

La povertà è in aumento, anzi, ha raggiunto la percentuale più alta dal 2005, come documentato dal rapporto ISTAT appena pubblicato. Al proposito interviene Orazio Amboni, responsabile dell’Ufficio Welfare della CGIL di Bergamo, con alcune considerazioni sulle caratteristiche del fenomeno nella nostra provincia.

“La povertà, secondo i dati diffusi dall’ISTAT, è più presente al Sud che al Nord, tra i giovani e meno tra gli anziani, più nelle grandi città che nei paesi, in maggior misura nelle famiglie di immigrati. Se si considera che la soglia di povertà assoluta calcolata dall’ISTAT per una famiglia con due adulti e due bambini, nel Nord Italia, è fissata tra 1300 e 1450 euro mensili (a seconda si tratti di piccolo, medio, o grande comune) e quella per un nucleo mono-genitoriale con un minore è fissata tra 1000 e 1100 euro, è facile dedurne che ricadono in situazione di povertà gran parte dei lavori part time, dei lavori a bassa retribuzione specialmente nelle famiglie con un solo reddito.

È però molto difficile quantificare con precisione e con dati certi l’entità di questo fenomeno a livello locale e ci si deve servire di vari indicatori tutti non completamente esaurienti se presi singolarmente: gli accessi agli sportelli di aiuto della Caritas e di altre associazioni di solidarietà, le domande per il ReI, le richieste ai servizi sociali comunali … Tutte queste fonti sono concordi nel confermare la crescita della povertà anche nella nostra provincia.

Se ci si limita a dati ‘ufficiali’ come le dichiarazioni dei redditi è però possibile farsi un’idea delle dimensioni numeriche, prendendo in considerazione sia il numero di dichiarazioni con redditi inferiori ai 10mila euro (tutte ricadenti nella soglia di povertà se riferite a nuclei familiari con più di un componente), sia il numero di residenti che non ha presentato la dichiarazione dei redditi (una variabile certamente da valutare con cautela perché comprende non solo chi ha un reddito inferiore a 8mila euro ma anche chi ha redditi più elevati e non ha né seconde case o spese da detrarre). Si tratta, quindi, di due serie di dati dal valore solo parzialmente indicativo ma dai quali è comunque possibile trarre alcune conclusioni.

Stando alle ultime dichiarazioni dei redditi (2017, relative a redditi 2016) nella nostra provincia il 30% dei residenti con almeno 18 anni non ha presentato la dichiarazione (773.580 dichiarazioni presentate su un totale di 1.109.933 residenti over18enni). Ma è soprattutto la percentuale delle dichiarazioni inferiori a 10mila euro a risultare davvero significativa: 174.231 su 773.580 dichiarazioni presentate, cioè il 22,5%. Non sempre si tratta di nuclei familiari in povertà perché il dato riguarda non nuclei familiari ma singole persone come ad esempio giovani ancora conviventi con i genitori e da loro economicamente dipendenti, ma è evidente l’ampiezza delle retribuzioni di basso livello o intermittenti e non sufficienti ad assicurare una vita autonoma e dignitosa.

Va poi rilevato che gran parte di questi bassi redditi è concentrata nei comuni di montagna: Blello (il 50% delle dichiarazioni è con redditi inferiori a 10mila euro), Fuipiano Imagna 36,4%, Vigolo (35,7%), Cassiglio (35%), Gaverina Terme (34,6%), Corna Imagna (34,3%), Averara (34,2%), Costa Valle Imagna (33,4%), Vedeseta (32,9%) … tra i primi cinquanta comuni con la percentuale più elevata di redditi inferiori a 10mila euro, ben 37 sono di alta montagna o di località isolate in collina. Anche questo dato è da considerare con una certa cautela perché in molti casi a bassi redditi si associa una patrimonializzazione immobiliare (case, terreni e rustici di famiglia) quindi non è una percentuale automaticamente indicativa di situazioni di povertà, ma certamente di bassi redditi sì.

Infine, un’osservazione su immigrati e povertà: secondo l’ISTAT la condizione di immigrato si associa, specie nei grandi centri, a quella di povertà. Se si guardano i dati della nostra provincia, però, si nota che tutti i comuni con alta presenza di immigrati hanno redditi nella media e percentuali di reddito inferiore a 10mila euro non particolarmente rilevanti (Telgate, Bolgare, Ciserano, Verdellino, Villongo, …) e neppure percentuali più basse di dichiarazioni presentate. In realtà l’insistenza mediatica sugli sbarchi e sui profughi, fa dimenticare la realtà di una immigrazione bene integrata, con alta e altissima percentuale di occupati che contribuiscono in modo significativo al reddito della nostra provincia; l’occupazione in lavori a non elevata retribuzione e, spesso, con il solo lavoro del maschio rendono questi nuclei familiari esposti al rischio di crisi (basta una cassa integrazione prolungata o un perdita del lavoro o problemi di salute a cambiare radicalmente il livello di benessere). Più che di povertà si tratta quindi di situazioni a rischio di fragilità”.