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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, L’UNIONE FA LA FORZA. Peracchi: "Più aggregazione per restituire a Bergamo l'efficienza che merita"

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Pur in un contesto di incertezza generale che catalizza, giustamente, l’attenzione sul quadro politico economico e sociale a livello nazionale dopo la crisi di governo, vorrei proporre qualche riflessione su un tema locale che è tornato in questi giorni alla ribalta della cronaca: le condizioni di debolezza in cui versa il sistema istituzionale ed amministrativo del territorio bergamasco.

Segnatamente, senza dimenticare analoghe carenze in sanità, pubblica sicurezza, scuola, ecc., quello degli enti locali. Sistema che, in virtù di disposizioni normative sedimentatesi nel tempo, delle difficoltà economiche generali e dei recenti provvedimenti previdenziali, soffre di una grave carenza di personale con tutte le conseguenze che ne derivano per l’erogazione dei servizi alla popolazione: si va dai segretari comunali alle qualifiche più professionalizzate degli uffici tecnici ed amministrativi; alla carenza di personale si affianca il basso tasso di ricambio occupazionale, tant’è che abbiamo dotazioni organiche la cui media anagrafica è elevatissima.Già altre organizzazioni e le categorie di riferimento hanno segnalato la necessità di assumere e hanno indicato alcune modalità per andare in quella direzione. Già vi sono stati interventi normativi a sostegno dei piccoli comuni, la cui presenza è generalmente garanzia di presidio del territorio, soprattutto nelle aree interne della provincia che sono quelle che soffrono maggiormente su una serie di fronti: istruzione, economia, demografia, ambiente, solo per citarne alcuni.Ma detto tutto questo credo non sia più rinviabile una riflessione seria su come aumentare il livello di aggregazione e razionalizzazione delle poche risorse disponibili.So che è un tema difficile, che incontra mille difficoltà e resistenze in una provincia e in un paese in cui, spesso, prevalgono le logiche di campanile rispetto a visioni di prospettiva e più lungimiranti, ma il paradosso che Bergamo sia una provincia vitale sul piano industriale, sanitario e dell’innovazione mentre sia relativamente ingessata dall’eccessiva frammentazione del sistema istituzionale, va superato: tradotto più semplicemente significa che la gestione autonoma di 242 comuni, forse, è eccessiva.Convenzioni di servizi e di uffici, consorzi, unioni, fusioni poco importa ma credo si debba di nuovo premere l’acceleratore per un processo di maggiore aggregazione, partendo dal basso, cercando di creare le condizioni di consenso necessarie.So benissimo che alcuni tentativi sono andati, anche recentemente, a vuoto e che, addirittura, sperimentazioni già atto siano state messe in discussione, ma penso di debba con calma, determinazione e ragionevolezza insistere.Nei tavoli OCSE attivati a livello provinciale e in due ricerche sulle condizioni economiche e sociali della popolazione bergamasca 2017 e 2018, promosse dalla camera del lavoro di Bergamo, quello della eccessiva frammentazione istituzionale, insieme al basso livello del capitale umano, viene indicato come uno dei punti di debolezza del nostro sistema. Sistema, ribadisco, che nel suo complesso è ben al di sotto dei parametri nazionali e regionali. Di converso quello della aggregazione dei comuni o dei servizi, della sperimentazione delle fusioni viene indicata come opportunità di crescita, peraltro incentivata da finanziamenti mirati.Se il sistema economico privato ha raggiunto un buon equilibrio tra imprese di medie e grosse dimensioni e realtà più piccole e se, nel 2018, Bergamo era tra i primi posti in Italia e seconda in Lombardia solo dopo Milano per start up innovative, non vedo perché un migliore equilibrio dimensionale e qualche iniziativa di cambiamento non si possa trovare nel sistema degli enti locali.

In allegato alcune slide della ricerca IRES Lucia Morosini, promossa dalla Camera del lavoro di Bergamo, sulle condizioni socio economiche della popolazione bergamasca 2018