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OPERAI AGRICOLI E FLOROVIVAISTI, SOSPESO LO SCIOPERO DEL 15 GIUGNO. A Bergamo per il settore lavorano circa 3.800 persone

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Riparte la trattativa, viene sospeso lo sciopero, ma resta lo stato di agitazione: alla vigilia della protesta prevista per domani, con una lettera da poco pervenuta da Coldiretti, CIA e Confagricoltura, le controparti convocano il tavolo di confronto per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro degli operai agricoli e florovivaisti. Niente mobilitazione, dunque: le segreterie nazionali di FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL sospendono lo sciopero nazionale di domani. La delegazione trattante è convocata per il 19 giugno alle ore 10.30 nella sede di Confagricoltura nazionale (Corso V. Emanuele II, 101, Roma).

Dopo un lungo confronto durato cinque mesi, FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL avevano scelto la via della protesta contro lo stallo nelle trattative per il rinnovo del Contratto nazionale. In bergamasca, secondo i dati dell’INPS, nel 2017 erano attivi 2.268 operai agricoli e florovivaisti a tempo determinato (OTD). Per quelli a tempo indeterminato (OTI), invece, il dato disponibile si ferma al 2015 quando erano 1.541 secondo quanto riferito dal Rapporto dell’Osservatorio della Fondazione Metes. La stima, dunque, è che nel settore siano impegnate circa 3.800 persone.

Fra le richieste sindacali su cui si era arenata la trattativa precedente compaiono temi come: l'aumento del salario, l’aumento di permessi e congedi, l'integrazione per la maternità e la tutela dei lavoratori colpiti da malattie gravi. Ma anche l’incremento delle tutele per i lavoratori degli appalti, dove non sembra ancora essere una priorità quella di promuovere norme capaci di frenare il dilagante fenomeno di esternalizzazione della manodopera senza adeguata copertura contrattuale. I sindacati avevano, poi, chiesto di valorizzare i temi che riguardano il collocamento, il trasporto e le azioni positive che possono essere messe in campo dalla Legge 199/2016, che agisce contro lo sfruttamento e il caporalato (“Si tratta, infatti, di una legge che abbiamo fortemente voluto e che abbiamo ottenuto con iniziative unitarie negli scorsi anni” avevano commentato).
La trattativa si è complicata, poi, per la richiesta della controparte di cancellare l'orario giornaliero di 6,30 ore e di prevedere un salario minimo nazionale.