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Massimo guadagno col minimo sforzo. LA REGIONE ABOLISCE IL SUPERTICKET CON QUALCHE MESE DI ANTICIPO RISPETTO ALLA LEGGE NAZIONALE

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Più e più volte promessa e annunciata è finalmente arrivata l’abolizione del superticket sulle prestazioni di assistenza ambulatoriale. Si trattava di una discussa compartecipazione alla spesa sanitaria (istituita nel 2011) per fronteggiare le difficoltà di bilancio e anche, nelle intenzioni, per disincentivare il consumismo sanitario (eccesso di prestazioni ambulatoriali non necessarie e talora dannose), obiettivo, quest’ultimo, di ancora assai lontana realizzazione.

Con la Legge di Bilancio 2020 il Parlamento ha deciso di procedere all’abolizione, su tutto il territorio nazionale, del superticket a partire da settembre, con non poche difficoltà visto che ci sono ancora Regioni in condizioni di dissesto e sottoposte ai piani di rientro. La Giunta Regionale, con la consueta competizione col governo nazionale invece che con le più utili collaborazione e cooperazione, ha deciso di non aspettare e ha anticipato a marzo l’abolizione del superticket. Una decisione dagli evidenti intenti pubblicitari perché, da un lato, sono già numerosi i cittadini esenti (in provincia di Bergamo gli assistiti con almeno un’esenzione sono oltre 555mila su un totale di 1.111.035 assistiti, cioè il 50%), dall’altro lato l’abolizione del superticket in Lombardia scatta sì dall’1 marzo, ma non per le prestazioni effettuate bensì per quelle prenotate da tale data: se si pensa ai tempi di attesa per molte prestazioni ambulatoriali è assai probabile che solo una ridotta percentuale di assistiti riesca ad usufruire dell’abolizione prima della data nazionale dell’1 settembre. Il massimo guadagno di immagine col minimo sforzo economico, quindi.
Sulla materia della compartecipazione sarebbe stato più utile intervenire sia a livello regionale che nazionale riformando la materia, semplificandola, correggendo le distorsioni (tra cui, per prima, la mancata esenzione dei disoccupati che abbiano in corso un lavoro precario con reddito bassissimo e al di sotto del limite di sussistenza).