Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie.

Primo giorno. L’VIII CONGRESSO DELLA CGIL DI BERGAMO. La sintesi della relazione del segretario Peracchi, la ricerca dell’IRES Lucia Morosini con tutti i dati e le foto di giornata

on .

Tanti interventi, tanti temi affrontati nell’avvio del dibattito che ha visto prendere la parola funzionari, sindacalisti e delegati sindacali di molte realtà e aziende della bergamasca: si è aperto questa mattina e proseguirà anche domani nell’Auditorium Sant’Alessandro di via Garibaldi l’VIII Congresso della CGIL di Bergamo.
Il sindacato orobico giunge a questo appuntamento dopo aver svolto 1.235 assemblee nelle aziende, negli uffici, nelle leghe del territorio (il 20% in più di quelle dell’ultimo appuntamento congressuale di quattro anni fa), dopo il voto di quasi un terzo dei propri iscritti e dopo i dodici Congressi delle diverse categorie sindacali nelle ultime tre settimane.

Questa mattina hanno portato i loro saluti il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il presidente della provincia Matteo Rossi. Al tavolo della presidenza, accanto ai sindacalisti bergamaschi, era presente (ma interverrà solo domani) anche Vincenzo Colla della segreteria CGIL nazionale.

Nella sua lunga relazione, il segretario generale provinciale uscente, Gianni Peracchi, fra le priorità dei prossimi anni, ha citato da subito la necessità di “dare risposte e prospettive ai giovani, recuperando la capacità di rappresentarli, sperimentando nuove formule organizzative, studiando gli effetti dei nuovi lavori, interagendo con la gig economy, occupandoci di smart working (lavoro agile). Nel corso di questi anni, ad esempio, - ha detto Peracchi - abbiamo deciso di rappresentare una parte del popolo delle Partite Iva. Ciò significa immaginare non solo la vertenzialità per combattere gli abusi, ma anche nuove forme organizzative per rappresentarne i bisogni”.
Dopo la tornata dei rinnovi contrattuali di molte categorie, il segretario ha parlato anche di incremento salariale: “Il problema dei salari è posto anche da autorevoli economisti in funzione di un consolidamento del processo di uscita dalla crisi e quale strumento per contenere le disuguaglianze, sapendo che diversità e differenze vanno riconosciute. Bisogna lavorare in profondità, anche nella dimensione locale, sulla riduzione del gap tra le retribuzioni delle donne e degli uomini”.

Poi si è affrontato il tema del welfare aziendale e territoriale, che – ha detto Peracchi – “va contrattato e governato, così che non vada a discapito del sistema universalistico e generale. Sicuramente vanno sostenuti gli interventi a favore di previdenza complementare e formazione continua, mentre qualche attenzione in più va posta all’ambito della sanità. La scommessa è quella di fare interagire questi segmenti di welfare con il sistema pubblico ed universalistico. Un buon esempio, per quanto parziale, è l’utilizzazione da parte di alcune aziende di una piattaforma di welfare territoriale fornita e gestita dai Comuni associati con gli accordi di programma di un piano di zona. Il progetto ‘Beatrice’ ad Albino è un esempio; quello dell’ambito della Valle Cavallina un altro. In via di principio si tratta di favorire l’immissione di risorse private nel circuito pubblico, a condizione di incrementare la mutualità secondo una logica di maggiore di prossimità, con evidenti vantaggi soprattutto per i dipendenti delle piccole imprese e di quelli del terziario”.

Di fronte al processo di cambiamento del modo di produrre Peracchi ha sottolineato la necessità di “provare ad essere protagonisti, senza subirne passivamente le conseguenze, come nel caso del rischio di perdita occupazionale a breve termine. Basti pensare alla robotizzazione e alla digitalizzazione, alla quarta, forse già quinta, rivoluzione industriale. Questo processo produrrà rapidamente profondi cambiamenti nella società, nell’economia e nella vita delle persone. È un processo in cui bisogna stare”.

Ma nella complessità del mondo attuale, è ugualmente necessario “ricostruire connessioni di vicinanza e di relazione, valorizzando il senso dei corpi intermedi, riprogettando le finalità di tutela per i propri rappresentati e offrendo una visione di prospettiva che non nasconda e non ignori le paure, le sensazioni di incertezze, ma che dia una visione di speranza e di prospettive ottimistiche al futuro”.

Peracchi ha parlato, poi, di andamento demografico e invecchiamento della popolazione: “Questo fenomeno può avere ricadute occupazionali interessanti: si pensi soltanto all’aiuto e alla tutela delle persone anziane non autosufficienti. Certamente implica una riflessione per una revisione organica del sistema pensionistico, che determini la separazione tra previdenza e assistenza, consenta maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori precoci e per le categorie a maggiore rischio, che affronti il problema della discontinuità lavorativa (che penalizza soprattutto i giovani), che preveda migliori meccanismi di tutela economica per chi è già in pensione e per gli anziani, una parte della popolazione destinata ad aumentare. Il tutto senza ingenerare aspettative difficilmente realizzabili ma dentro la sostenibilità economica e solidaristica del sistema. In genere la demagogia è gratuita per chi la fa, ma ha dei costi altissimi per chi la subisce”.

Sul tema, più che mai d’attualità e delicato delle migrazioni, il segretario ha poi detto: “Praticare azioni di integrazione rispetto al fenomeno migratorio, in un’ottica di accoglienza ‘diffusa’, può essere d’aiuto per affrontare e superare paure spesso prive di fondamento. Anche attraverso l’azione sindacale si può cioè contribuire a ricostruire coesione sociale e ad evitare fratture tra corpi sociali, gruppi etnici o tra generazioni. Come sapete questo argomento va maneggiato con estrema attenzione. Perché è quello sul quale si sono inserite le spinte populiste e le derive xenofobe e razziste che in Italia, in Europa e nell’occidente hanno preso corpo ed acquisito consenso negli ultimi mesi. Va maneggiato con cura, ma senza reticenza alcuna. E va detto alle nostre e ai nostri iscritti con chiarezza che non si può confondere il tema della sicurezza, della legalità, della giustizia, dove si deve essere fermi ed intransigenti, sempre e comunque, con quello delle diversità: di colore, di pensiero, di credo religioso. Questa ambiguità artatamente coltivata dalla Lega e dalla destra più estrema e accondiscesa dai penta stellati va smontata”.
A proposito di territorio, accordi e piattaforme locali, reti e relazioni costruite a livello territoriale, Peracchi ha poi detto: “Le filiere produttive del territorio vanno ricondotte a una logica di sistema, di partenariato pubblico e privato, dove università e hub di innovazione abbiano un ruolo centrale. Il progetto Ocse Bergamo e le proposte di CGIL, CISL e UIL confrontate con gli attori economici ed istituzionali hanno provato e provano ad andare in questa direzione. In questi giorni abbiamo riaggiornato su alcuni orientamenti comuni con CISL e UIL e proseguirà il confronto di merito con associazioni, istituzioni, sistema formativo. Abbiamo anche, informalmente, convenuto con Confindustria su alcuni indirizzi di fondo che riguardano l’infrastrutturazione del nostro territorio che, pur in una logica di differenziazione dei segmenti e dei settori produttivi come quello turistico o agroalimentare, rimane ad alta vocazione manifatturiera”.
E ha proseguito sottolineando come si abbia “alle spalle un’esperienza positiva da cui attingere e buone prassi da prendere a riferimento: gli accordi quadro con Confindustria, quello su appalti e legalità con alcune istituzioni e con le centrali cooperative, abbiamo sviluppato un sistema della bilateralità categoriale ed intercategoriale di tutto rispetto abbiamo accordi come quello sul distretto delle guarnizioni significativamente innovativi. I rapporti con le aziende sociali e sanitarie, con i Comuni, a partire dal capoluogo, con la Provincia e con l’intera ossatura istituzionale bergamasca sono buoni. Non tocca a noi dare pagelle, però un giudizio particolarmente positivo sulla qualità del confronto con le amministrazioni del Comune e della Provincia e su diverse loro scelte va esplicitato”.

Dal piano provinciale a quello europeo il passaggio è d’obbligo: “L’azione sindacale va rinnovata dentro ai sistemi territoriali ma va ripensata con maggiore determinazione anche in chiave sovranazionale, con un progetto che investa maggiormente nel sindacato europeo e sviluppi ulteriormente l’esperienza dei C.A.E” ha proseguito Peracchi. “E sul tema Europa penso vi sia un altro discrimine tra le nostre idee e quelle di chi ci governa oggi. La denigrazione dell’Europa da parte dei populisti, da utilizzare quale argomento per scaricare responsabilità, è una prerogativa dell’attuale compagine governativa. La CGIL è per un rafforzamento e miglioramento del progetto originario degli stati uniti d’Europa che, purtroppo, si è via via nel tempo affievolito. Grazie all’Europa abbiamo vissuto 70 anni di pace”.
Il segretario ha, infine, constatato con rammarico “come tra i paesi occidentali più evoluti Italia e Stati Uniti si collochino nei primi posti della classifica dell’ignoranza, l’indicatore che misura la distanza tra la percezione dei fenomeni e realtà. Cultura, studio e formazione: sono la chiave di volta che determina un miglioramento della qualità della vita e contribuisce a elevare le performance socioeconomiche di una comunità. Investire in questo ambito significa contribuire a colmare uno dei punti più deficitari del sistema Italia e di quello di Bergamo in particolare”.

Alla ripresa dei lavori dopo la pausa pranzo è stata presentata la ricerca dell’istituto IRES Lucia Morosini di Torino dal titolo “Le condizioni socio-economiche della popolazione di Bergamo. Aggiornamento dell’indagine all’ottobre 2018” (qui le slide, su richiesta è disponibile il testo completo), con i dettagli sul mercato del lavoro di Bergamo e i dati sulla composizione percentuale delle imprese attive per settore di attività economica, sulle start-up innovative, sulla retribuzione lorda media annua dei lavoratori dipendenti, ma anche sul livello di capitale umano territoriale nel 2016 (iscritti all’università, NEET, diplomati, laureati, mobilità laureati), sulla formazione professionale e sul reddito medio, sull’incidenza delle famiglie in povertà relativa e sull’imposizione fiscale.


Prima che l’indagine dell’IRES venisse illustrata, Eugenia Valtulina, responsabile della Biblioteca “Di Vittorio” della CGIL di Bergamo, ha parlato della figura della giovane sindacalista Lucia Morosini a cui l’Istituto torinese è intitolato. Lucia Morosini è stata la prima donna ad entrare nel 1972 nella segreteria della Camera del lavoro di Bergamo. Nel 1977 è diventata prima responsabile dell’Ufficio formazione della CGIL Piemonte poi della FILTEA (il sindacato dei tessili e dell’abbigliamento) regionale. È morta giovanissima, a soli 33 anni, nel gennaio del 1982, quando era segretario generale della FILTEA Piemonte.

Dopo l’apertura del dibattito e la serie di interventi di funzionari sindacali e delegati, ha preso la parola Marco Di Girolamo della segreteria CGIL regionale che ha concluso la prima giornata di lavori.
Nella giornata di domani, mercoledì 31 ottobre, dopo le comunicazioni delle Commissioni, si riaprirà il dibattito. A mezzogiorno è in programma l’intervento conclusivo di Vincenzo Colla della segreteria CGIL nazionale.
Dopo le diverse fasi di votazione, alle ore 15.00 si insedierà la nuova Assemblea Generale della CGIL di Bergamo per l’elezione del Segretario Generale.