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In arrivo oltre 1.300 nuovi verbali per le esenzioni sui ticket sanitari. NON SONO TUTTI “EVASORI” O “FURBETTI”: NORME CONFUSE E CONTRADDITTORIE FAVORISCONO GLI ERRORI

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I casi di esenzione dal pagamento dei ticket sanitari sono, in provincia di Bergamo, 551.132 su un totale di 1.105.123 assistiti, cioè il 49,9%, quindi un bergamasco su due. Gli esenti per reddito o per età (meno di 14 anni, senza limiti di reddito, o più di 65 anni con limite di reddito) sono il 39,2% di tutti i casi di esenzione, a fronte del 53,5% di esenzione per patologia e del 7,3% di esenzione per invalidità. Poiché un assistito può avere più di un tipo di esenzione, le esenzioni in totale sono 1.110.662 e quelle per reddito o per età sono 435.391. Questi sono i dati ufficiali dell’ATS (relazione al bilancio 2017) ed è bene tenerli presente per contestualizzare i 22.329 casi di verbali già definiti e i 28.574 ancora da definire (quindi aspettiamoci altre 28mila raccomandate …; oltre 1.300 sono già in arrivo in questi giorni). Anche se i dati sono da riferire a più anni (dal 2011 al 2015 – ATS Piano dei controlli 2018) si tratta indubbiamente di numeri molto elevati. Siamo dunque una provincia di “evasori” e “furbetti”?

Qualcuno certamente sì, ma in maggioranza no. In maggioranza si tratta di situazioni dovute a norme confuse e contraddittorie, a carenza di informazioni, a obiettive difficoltà a muoversi tra dichiarazioni dei redditi, criteri diversi sulla composizione del nucleo familiare fiscale, disomogeneità tra norme nazionali e norme regionali. Lo riconosce la stessa Regione Lombardia, in un documento tecnico, salvo poi non fare nulla per cambiare la situazione o, massimo, lasciare una finestra di tolleranza nel periodo a ridosso delle elezioni regionali (guarda caso).

In sintesi, le principali tipologie di violazione contestate sono riconducibili a tre casi.

1. Compilazione del modello per l’esenzione nazionale invece del modello per l’esenzione regionale
L’esenzione E01 (di livello nazionale) è prevista per “Cittadini con meno di 6 anni o più di 65 anni appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo lordo non superiore a 36.151,98 euro”. L’esenzione E05 è invece solo regionale e si rivolge sempre ai cittadini della stessa fascia di età (meno di 6 e più di 65 anni) ma con un reddito familiare fino a 38.500 euro. Rientra in questo caso il cittadino che, ad esempio con un reddito complessivo familiare di 37.000 euro, abbia utilizzato il modello di autocertificazione E01 invece dell’E05. In questo caso l’ATS tende ad accogliere i ricorsi perché il cittadino avrebbe comunque avuto diritto all’esenzione regionale, l’errore è solo nella scelta del modello, spesso a causa di assenza di informazioni precise.

2. Superamento del tetto di reddito
Molti cittadini sono incorsi in questo errore in quanto il tetto di reddito che dà diritto all’esenzione si riferisce al reddito complessivo familiare della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente. Così, nel caso di un aumento di reddito che, se pur minimamente, fa scattare il superamento della soglia dei 38.500, il cittadino che non si è ricordato di recarsi allo sportello ex ASL per rinunciare all’autocertificazione sottoscritta magari anni prima, si trova in situazione di evasione dal pagamento (casi destinati ad aumentare perché ora l’esenzione scatta automaticamente, senza l’autocertificazione, sulla base dei dati in possesso del Ministero). Anche queste situazioni difficilmente possono essere classificate in blocco nella categoria dei “furbetti”. Per queste situazioni è comunque necessario pagare quanto previsto dal verbale, magari chiedendo il pagamento rateale. Se invece si ha ragione di ritenere che il reddito “complessivo familiare” sia stato in realtà sotto il tetto (ad esempio perché un familiare non andrebbe conteggiato in quanto il “nucleo familiare fiscale” non coincide col “nucleo familiare anagrafico”), allora va presentato ricorso documentando la situazione.

3. Disoccupazione (esenzione E2-E12)
È questo il caso di maggiore iniquità e che avrebbe richiesto una immediata modifica da parte della Regione. Va ricordato, innanzitutto, che l’esenzione è riservata ai “disoccupati” (cioè chi aveva un lavoro e l’ha perso) mentre gli “inoccupati” (chi cerca un lavoro ma non ha mai lavorato) non hanno diritto a nulla. Si tratta di una distinzione già superata dalla stessa Legge (con il Jobs Act del 2015) ma continua incomprensibilmente ad essere ancora applicata. La norma nazionale (il Jobs Act, appunto) prevede che lo stato di disoccupazione, e la relativa indennità NASPI, non si perda se si accettano lavori a bassa retribuzione, sotto gli 8mila euro all’anno: in tempi di prevalenza dei lavori a tempo determinato o interinale sono in molti che con lo svolgimento di un lavoro, anche breve o di una collaborazione occasionale o di un lavoro a chiamata sono finiti sotto la tagliola e si trovano a dover pagare sanzioni spesso superiori alle loro reali possibilità economiche. Anche loro ben difficilmente possono finire sotto l’etichetta di evasori.

Era proprio necessario avere tutta questa fretta di partire subito con questa nuova ondata di verbali e sanzioni?
Non sarebbe stato meglio attendere il testo ufficiale della “pace fiscale” proposta dal Governo?
Anche se è vero che, dalle prime indiscrezioni, pare che la misura (in pratica un condono fiscale) sia rivolta solo ad aziende, lavoratori autonomi e professionisti, sarebbe stato meno iniquo procedere solo a bocce ferme.