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APPROVATA LA DELIBERA REGIONALE DI CHIUSURA DEL PUNTO NASCITA DI PIARIO. È necessario assicurare la continuità di tutti i servizi del “Percorso nascita”

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Ad oggi non è ancora pubblicata formalmente, ma la Delibera è già stata approvata dalla Giunta Regionale lo scorso 28 giugno: è l’ultima tappa di un percorso segnato da ambiguità, reticenze, opportunismi e furbizie.

Si sapeva, non da ieri ma da anni, che gli standard internazionali (OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità) recepiti dalla Legge italiana, prevedevano il superamento dei punti nascita con un numero di parti inferiore a 500 (ma già la soglia sta per essere portata a 1.000). Analogamente, da tempo si sapeva che le nascite sono dovunque in continuo forte calo (si veda, da ultimo, il documento “Certificato di assistenza al parto, Analisi dell’evento nascita anno 2016” di recente pubblicato dalla Regione Lombardia). Nonostante questo, la Giunta Regionale, ancora a Dicembre 2017, nella DGR sulle Regole di sistema, fingeva di non sapere come stavano le cose; ma è bastato aspettare che passassero le scadenze elettorali perché la decisione venisse presa, pur con ancora qualche ultima sceneggiata tentando di addebitare la responsabilità al Governo.
Un comportamento opportunistico, di rifiuto di assunzione delle proprie responsabilità e del rispetto delle norme: un comportamento aggravato dal fatto che queste norme (gli “Standard Ospedalieri”) non sono frutto di un complotto, ma sono il risultato di meditati accordi Stato-Regioni, elaborati tenendo conto delle indicazioni dell’OMS e degli orientamenti unanimi della letteratura scientifica, ma soprattutto sono norme a tutela della salute delle mamme e dei nascituri.
Sui temi materno-infantili, negli ultimi vent’anni sono state prodotte importanti e qualificate norme, sia a livello nazionale che nelle varie Regioni. Norme che prevedono una serie di servizi a tutela della nascita e della maternità, norme recepite anche nella nostra provincia con un progetto comune tra l’ASL (ora ATS), le tre aziende ospedaliere (ora ASST) e anche il Policlinico di Ponte San Pietro, un progetto che prevede dieci “linee di azione” da assicurare in tutto il territorio provinciale coinvolgendo sia i reparti ospedalieri che i Consultori. A Piario, come si è ben visto in questi mesi, il lavoro fatto dal gruppo ostetrico dell’Ospedale è stato di piena applicazione di questi indirizzi, gestito con qualità e molto apprezzato dalla popolazione. La chiusura del punto nascita non deve in nessun modo ridimensionare questa attività, che deve, anzi, essere potenziata individuando le modalità di accompagnamento e di integrazione con i punti nascita di nuova destinazione. Tra le “dieci azioni” sono previsti anche servizi ambulatoriali, di diagnosi, di cura, di consulenza: tutte attività che presuppongono la continuità dell’Ostetricia e Ginecologia di Piario col il loro personale, indipendentemente dal punto nascita.
Il ruolo dell’Ospedale nello specifico territorio montano dell’alta Valle Seriana va difeso potenziando innanzitutto i servizi ambulatoriali di diagnosi e cura,il Pronto Soccorso e i collegamenti telematici con Seriate e Bergamo e individuando quei servizi di cui nel territorio c’è maggior bisogno e per i quali continua la mobilità, con disagi, verso altri presidi ospedalieri.
Su questo tema è necessario un confronto tra ATS, ASST, Sindaci e forze sociali del territorio per un piano di riqualificazione della struttura assicurandone così la continuità e la tenuta occupazionale per il personale che continua, tra l’altro, a subire le conseguenze del contenimento dei costi.