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FBM HUDSON, DOPO IL REINTEGRO DECISO DAL TRIBUNALE, IL RIENTRO DEL LAVORATORE, DELEGATO FIOM-CGIL, DOPO UN ANNO FUORI DALL’AZIENDA. AD ATTENDERLO, UNA LETTERA DI CONTESTAZIONE

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Avrebbe dovuto essere il giorno tanto atteso della ripresa del lavoro: invece, oggi, il delegato della FIOM-CGIL, operaio saldatore alle dipendenze della F.B.M. Hudson Italia spa di Terno d’Isola dal 1992, licenziato poi reintegrato dal Tribunale del Lavoro di Bergamo, si è visto convocare a mezzogiorno dall’azienda. Gli è stata consegnata una lettera di contestazione per fatti che risalgono a un anno fa. Ora il lavoratore è a casa, sospeso.

La vicenda è iniziata il 4 aprile del 2018, con il licenziamento, poi impugnato con l’assistenza della FIOM-CGIL. Lo scorso 25 marzo, il Tribunale di Bergamo, in composizione monocratica nella persona della dott.ssa Monica Bertoncini, si era pronunciato sulla causa, annullando il licenziamento e ordinando alla F.B.M. Hudson Italia spa di reintegrare il ricorrente nel suo posto di lavoro. L’azienda è stata anche condannata al risarcimento del danno nella misura corrispondente alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello dell’effettiva reintegra, detratto quanto dal ricorrente eventualmente percepito per l’attività lavorativa nel frattempo svolta, con i contributi previdenziali e assistenziali, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo.

“Il nostro delegato pensava, venendo convocato dall’azienda, di ricevere dettagli sulla mansione che da oggi avrebbe ricoperto” hanno commentato poco fa Andrea Agazzi, segretario generale della FIOM-CGIL di Bergamo, e Paola Guerini che per la FIOM segue l’azienda, entrambi oggi presenti all’ingresso del lavoratore. “Invece ci siamo ritrovati con una lettera di contestazione per fatti che risalgono a un anno fa. La FBM Hudson con questo gesto ha dimostrato non solo di non voler rispettare le sentenze, ma anche di non avere rispetto per il lavoratore né per le organizzazioni sindacali. Valuteremo le iniziative più opportune, confidando che l’azienda una volta per tutte metta la parola fine ad una vicenda paradossale e grottesca, cominciata per una saldatura ‘non a regola d’arte’ dopo ventisei anni di lavoro”.