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COLLABORATORI SPORTIVI, RIPARTE LO SPORT MA SENZA DIRITTI. Chiesa (Nidil CGIL): “L’assenza di tutele mette a rischio i lavoratori e gli utenti”

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Dal primo giugno anche in Lombardia le palestre e gli impianti sportivi hanno ripreso l’attività, dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza coronavirus. Non cambia però la difficile situazione in cui sono costretti molti dei lavoratori del settore: i collaboratori sportivi sono infatti ancora legati a un contratto che non garantisce le tutele minime, dalla malattia al versamento dei contributi previdenziali.

“Palestre e impianti, ma anche i centri ricreativi estivi, hanno giustamente posto molta attenzione alle misure di sicurezza per gli utenti – commenta Francesco Chiesa, di Nidil CGIL Bergamo – mentre resta estremamente precaria la situazione dei collaboratori, a cui nemmeno il governo ha saputo rimediare. È assurdo, soprattutto in questi tempi, che un lavoratore debba scegliere se stare a casa in malattia, tutelando se stesso e gli altri ma rischiando di perdere il posto di lavoro e senza alcuna retribuzione, o andare comunque in struttura, con tutti i rischi che questo comporta. Visto che per i collaboratori non è prevista l’assicurazione Inail, se il lavoratore dovesse contrarre il virus durante la sua attività professionale non avrebbe diritto a vedersi riconosciuto l’infortunio sul lavoro. Stiamo parlando di lavori a contatto con il pubblico durante l’attività fisica, e quindi non certo a basso rischio”.
Nidil CGIL negli ultimi anni ha lanciato più di una campagna per dare voce a questi lavoratori con pochissimi diritti. Nel corso del lockdown Nidil ha assistito oltre 500 lavoratori bergamaschi che, con lo stop dell’attività si sono trovati senza alcun tipo di ammortizzatore sociale e senza diritto d’accesso alla Naspi.
“Le palestre sono aperte ma chi ci lavora ha avuto una riduzione o un annullamento unilaterale dell’orario di lavoro – spiega A.C., personal trainer presso una grande palestra bergamasca - Entra un terzo della clientela, quindi non servono tutti gli istruttori, i bagnini, i personal trainer.. Ma il collaboratore che ha solo quel lavoro come paga le bollette e il mutuo? La bilancia pende solo dalla parte delle società che non hanno vincoli e obblighi verso i collaboratori, che sono la risorsa umana che manda avanti la struttura”.
“Nidil CGIL, a livello nazionale, fin dall’inizio della crisi coronavirus ha chiesto al governo di pensare a strumenti d’emergenza per venire incontro alla platea dei collaboratori, che da un giorno all’altro si sono ritrovati senza un reddito. – chiude Chiesa - Fortunatamente siamo stati ascoltati, e anche chi lavora nel settore sportivo ha avuto accesso ai 600 euro stanziati nel mese di marzo. È chiaro però che questa situazione è insostenibile, anche perché spesso parliamo di persone che svolgono questa attività a tempo pieno e che ne fanno l’unica fonte di reddito. Gli vanno garantiti i diritti che la Costituzione prevede per tutti i lavoratori”.

Qui il link all'intervento video di Francesco Chiesa