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“ANCORA UN CONDONO, L’ENNESIMO. NON NE SENTIVAMO LA MANCANZA". LA NOTA CGIL E SPI DI BERGAMO

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La storia fiscale italiana è lastricata di condoni: dal 1861 a oggi mediamente se ne è registrato uno ogni 2 anni. Allora perché indignarsi se anche il governo Draghi prosegue in questa pessima pratica, in continuità con molti dei governi che l’hanno preceduto?
Di seguito, sul tema, la nota di CGIL e SPI-CGIL di Bergamo.

“È pur vero che all’interno della maggioranza non tutti i partiti erano d’accordo, e si è fatta una mediazione che ha impedito un intervento più pesante. Ma il problema non è tanto se il condono sia troppo o troppo poco esteso (o se sia semplicemente un regalo a chi non paga le tasse). Il problema è il segnale che si dà ai cittadini.
Perché ancora un condono? Noi diciamo basta condoni. Basta far passare ai cittadini il messaggio che, anche se si evade, quando viene accertato un debito non succede nulla. Anzi, meglio aspettare. Tanto prima o poi arriverà un condono. Basta con l’idea che le tasse o i contributi si possono anche non pagare. Basta con l’idea, alimentata anche dai provvedimenti come questo, che in questo paese chi evade è furbo, visto addirittura come un esempio da seguire e da imitare. Basta con l’idea diffusa che, anche se non pago, non solo usufruisco comunque di tutti i servizi, ma posso pure vantarmene e senza conseguenze.
In questo difficile periodo che il Paese sta vivendo si sente ancora di più il peso dell’evasione e dell’elusione fiscale, che hanno raggiunto cifre enormi. La conseguenza è che mancano risorse per sanità, scuola, servizi sociali. Non è più tollerabile questa situazione.
Di annunci su questo tema se ne sono fatti moltissimi (con scarsi risultati), è davvero l'ora di lanciare una lotta efficace all’evasione fiscale e contributiva. Oggi ci sono tutti gli strumenti per farlo.
Ci sono gli strumenti anche per far funzionare la macchina delle riscossioni: non è tollerabile che ancora oggi le istituzioni non siano in grado di evitare che le cartelle esattoriali si trascinino per quasi vent’anni.
Per questo diciamo basta condoni, basta premiare i furbi e gli evasori a scapito di chi le tasse le paga: i cittadini onesti, i pensionati e i lavoratori dipendenti le cui tasse sono riscosse alla fonte. Oggi siamo tutti orientati al nuovo. Tutti invocano riforme e tutti parlano di riformare e ammodernare il paese. Ecco: c’è una cosa vecchia, e indigesta ai cittadini onesti, che nasce in Italia nel 1861 con il primo condono. E' ora di mandare questo strumento in soffitta e non riproporlo più.
È ora di mettere in campo strumenti moderni anche in tema di tasse e di riscossioni. Ma basta condoni”.