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CASE DI RIPOSO, ASSOCIAZIONI DELLE RSA, FP-CGIL E FISASCAT-CISL DI BERGAMO SCRIVONO A REGIONE LOMBARDIA E ATS PROVINCIALE. “Dopo i colpi della crisi sanitaria, fare di tutto per evitare una crisi occupazionale”

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Dopo la drammatica serie di decessi nelle case di riposo della provincia di Bergamo (in totale da inizio anno 1.998, 1.340 in più rispetto allo stesso periodo del 2019), ora una nuova crisi, dopo quella sanitaria da Covid-19, si profila all'orizzonte della sessantina di RSA di questo territorio così duramente colpito dalla pandemia. È quella occupazionale ed economica, in un settore dove, al momento, sarebbero 1.500 i posti vuoti sui circa 6.000 presenti a livello provinciale.

Per segnalare le difficoltà economiche delle strutture e scongiurare la perdita di posti di lavoro, le associazioni di rappresentanza delle RSA A.C.R.B., ASSOCIAZIONE S. GIUSEPPE, UNEBA e i sindacati bergamaschi FP-CGIL e FISASCAT-CISL hanno scritto ieri, 15 maggio, una lettera aperta indirizzata a Regione Lombardia, in particolare all’assessorato al Welfare, e all’ATS di Bergamo.

Nel testo, si chiedono risposte e certezze su temi come l'impegno da rivolgere a DPI, controlli, percorsi interni differenziati, formazione specifica e  screening di tutti gli ospiti e degli operatori del sistema sociosanitario, ma anche dei futuri nuovi ingressi di anziani o di parenti, volontari e fornitori. Viene richiesta anche un’indicazione puntuale in merito alla gestione al proprio interno di casi Covid o all’eventuale loro trasferimento, se la permanenza non dovesse essere possibile in totale sicurezza.

“Fino ad ora la crisi occupazionale non si è ancora manifestata in pieno, poiché l’alto numero di malattie, contagi o messa in quarantena ha tenuto lontano dai posti di lavoro un certo numero di dipendenti” hanno spiegato i firmatari. “Ma con il rientro di lavoratori a cui assistiamo in questi giorni, non potrà che evidenziarsi in maniera seria un sovrannumero di personale rispetto alle ridotte esigenze lavorative del momento. Nessun nuovo ospite, per il blocco predisposto a contrasto di nuovi contagi, è più entrato nelle nostre RSA da marzo. Inoltre, dobbiamo anche registrare il decesso di diversi cittadini anziani che erano in lista d’attesa nelle diverse strutture. Ancor prima di affrontare il rischio occupazionale, le RSA stanno affrontando gli effetti di mancato pagamento di rette e spese esorbitanti per il reperimento dei DPI. A Regione Lombardia e ATS chiediamo che si faccia di tutto per evitare di perdere posti di lavoro tra dipendenti che, fino a pochi giorni fa, venivano descritti come ‘eroi’ per l’assistenza fornita a malati di Covid-19 e che ora rischiano di finir senza occupazione”.

Tra le altre richieste di associazioni e sindacati, segnaliamo anche:
- la formazione gratuita per il personale (per tutte le novità previste dalle norme regionali o nazionali in materia di prevenzione e contenimento dell’infezione da SARS-CoV-2);
- l’individuazione di concreti, efficaci e celeri strumenti di sostegno e finanziamento, volti ad attutire i danni economici (al proposito, si ricorda che il Bando di Invitalia, rivolto alle aziende che vogliano chiedere un rimborso per le spese sostenute per l'acquisto di DPI, pur interessante, ha di fatto escluso tutti gli enti no profit);