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SICUREZZA SUL LAVORO, PRESIDIO VENERDÌ 16 NOVEMBRE DAVANTI ALLA PREFETTURA DI BERGAMO. Diciassette persone indosseranno tute bianche e caschetti gialli per ricordare le altrettante vittime bergamasche da inizio anno

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Fra i sindacalisti e i lavoratori che si riuniranno in presidio, venerdì a Bergamo, ci saranno anche 17 persone che indosseranno tute bianche e caschetti gialli: così verranno ricordati i 17 lavoratori che hanno perduto la vita dall’inizio dell’anno nella provincia orobica (e fuori dai confini provinciali alle dipendenze di imprese bergamasche). Oltre diecimila sono stati gli infortuni che hanno ferito, amputato, invalidato chi stava solo eseguendo il proprio mestiere nel nostro territorio (fonte: Open Data INAIL, dati aggiornati a settembre 2018).

“Numeri inaccettabili a cui non possiamo e non dobbiamo abituarci” hanno detto i rappresentanti provinciali di CGIL, CISL e UIL annunciando il presidio di protesta del 16 novembre davanti alla Prefettura in via Tasso a Bergamo (ore 17.00). Con questa iniziativa i sindacati avviano una fase straordinaria di assemblee da effettuarsi in tutti i luoghi di lavoro della provincia per discutere del tema della sicurezza con i lavoratori e le lavoratrici.

Di “vera emergenza provinciale” avevano parlato le tre sigle sindacali confederali appena qualche settimana fa. “Respingiamo le ragioni di chi dice: finisce la crisi economica, se cresce il lavoro è normale che crescano gli infortuni’. Non c’è niente di normale!”.

“Le cause – si legge nel volantino unitario che sarà distribuito in via Tasso venerdì – “vanno ricercate soprattutto nei mancati investimenti aziendali in materia di prevenzione e protezione dai rischi specifici, e nella mancanza della cultura della sicurezza che stenta a diventare patrimonio comune”.

Pur ritenendo “positivo” il Protocollo sottoscritto con la Prefettura di Bergamo il 31 gennaio 2018, con tutte le parti sociali, enti bilaterali, autorità di vigilanza e quaranta soggetti interessati, secondo i sindacati provinciali “questo non basta ad attenuare la situazione. È necessario potenziare la rete di controllo presente sul nostro territorio bergamasco! Le cinque assunzioni di tecnici, a tempo determinato per tre anni, annunciate dallo PSAL di Bergamo sono da considerarsi insufficienti rispetto alla forte presenza manifatturiera. Pertanto riteniamo non più rinviabile un potenziamento significativo degli organici con compiti ispettivi. Vanno coinvolti maggiormente gli RLS che sono la voce dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro e la loro partecipazione attiva a tutte le fasi previste dalla normativa in un rapporto diretto e costruttivo con gli RSPP. Chiediamo alle associazioni datoriali di assumere l’obiettivo della sicurezza come discrimine del ‘fare impresa’ come codice etico a tutela della principale risorsa di cui dispongono le donne e gli uomini che lavorano”.

“È necessario, poi, rendere più omogenea la composizione della formazione erogata: formare nella stessa classe un parrucchiere e un tornitore non è il modo migliore e più efficace per fare sicurezza. Serve responsabilità sociale da parte delle imprese affinché la formazione erogata sia efficace, realmente compresa dai lavoratori e, in particolare, continua. Per questo le imprese devono promuovere azioni concrete di prevenzione e investire su sicurezza e salute. Va rilanciata la ‘contrattazione della sicurezza’ come definito all’interno del documento unitario di CGIL, CISL e UIL approvato dall’assemblea nazionale degli RLS tenutasi a Mestre il 19 gennaio 2018. Va costruita una ‘filiera dei diritti e della sicurezza’ onde evitare forme di lavoro irregolari, in particolare nella filiera degli appaltatori e fornitori verificando l’applicazione del CCNL e la elezione del RLS” concludono i sindacalisti.