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Rapporto OCSE: in calo la competitività internazionale di Bergamo

Rapporto OCSE: in calo la competitività internazionale di Bergamo
Scarsa scolarità e ridotte dimensioni aziendali penalizzano l'economia bergamasca

Testo: ANTEPRIMA RAPPORTO OCSE 2015
A distanza di dieci anni dal precedente Rapporto, l'OCSE è tornata a studiare il caso di Bergamo, una delle province TL3, cioè le province più ricche d'Europa. Dal 2001 ad oggi Bergamo, dice il Rapporto, è pur sempre una provincia ricca e avanzata ma ha perso punti: mentre prima era sopra la media europea per tenore di vita, PIL e occupazione, ora quel vantaggio è stato perso.


Per i ricercatori dell'OCSE la causa principale della perdita di competitività internazionale di Bergamo è dovuta alla "mancanza di competenze generiche" cioè al fatto che "molti lavoratori adulti hanno poche competenze trasferibili". La causa quindi, per l'OCSE, sta nel basso livello di scolarizzazione dei lavoratori bergamaschi che, in passato, preferivano abbandonare presto la scuola per immettersi subito nel mondo del lavoro. Una scelta che, se all'inizio paga in termini economici e di autonomia dalla famiglia di origine, a lungo andare penalizza sia il lavoratore che la competitività del territorio. Infatti dice il Rapporto, "la globalizzazione e la competizione internazionale richiedono costanti modifiche di prodotti, processi e pratiche, le competenze specifiche da sole sono insufficienti ad assicurare alti livelli di produttività". La formazione professionale e l'addestramento, quindi, non bastano per essere competitivi, serve invece una più alta cultura di base (le "competenze generiche", cioè una buona conoscenza della lingua, delle lingue straniere, della matematica e delle materie scientifiche, ecc.) che metta in grado il lavoratore di aggiornarsi, apprendere nuove competenze e acquisire capacità di risolvere problemi. Del resto, anche l'esperienza delle attuali numerose crisi aziendali ha reso evidente a tutti come i lavoratori con più alti livelli di competenze siano stati sempre i primi a trovare una nuova occupazione.
Le cose, però, stanno cambiando: un'indagine estesa in tutta Europa sulle competenze delle nuove generazioni (la ormai famosa indagine PISA - Programme for International Student Assessment) vede un netto recupero del livello di competenze generiche per i ragazzi fino a 16 anni della nostra provincia. I problemi restano, invece, immutati per la fascia 16-64 anni per la quale la soluzione sarebbe un potenziamento dell'offerta di istruzione degli adulti settore che, invece, è stato lasciato deperire e le uniche attività proposte, anche se spesso di alta qualità, sono state solo quelle addestrativo-professionali.
Ma non è solo un problema dei singoli lavoratori, è anche un problema delle aziende perché le prevalenti dimensioni medio piccole delle aziende bergamasche sono un ostacolo agli investimenti in ricerca, innovazione, internazionalizzazione.
Secondo l'OCSE i punti di forza dell'economia bergamasca sono ancora il forte tessuto manifatturiero e, in particolare, l'industria meccanica e la chimica, con i loro sottosettori (prodotti in metallo, macchinari e attrezzature, gomma e plastica, tessile e materiale elettrico), ma sono anche i settori a più veloce innovazione per questo il peso della scarsa competenza culturale è stato così rilevante.
Nel rapporto precedente (2001), oltre alla formazione, l'OCSE puntava il dito anche sulle gravi carenze della rete dei trasporti. Nel rapporto di quest'anno, almeno nella sintesi che è stata distribuita, non si fa più cenno ai trasporti: è vero che qualche passo avanti è stato fatto (quarta corsia della A4, Seriate-Trescore, Dalmine-Villa d'Almè) ma è altrettanto vero che resta gravissima la condizione dei pendolari sulla linea ferroviaria e ancora insoddisfacenti i collegamenti con l'aeroporto, con Treviglio e con le Valli, per non parlare della grave situazione del trasporto pubblico locale.
Tra le ricette, l'OCSE indica la capacità di "fare squadra", cioè di collaborare tra imprese private e istituzioni pubbliche (Università, Enti Locali) e tra parti sociali per la realizzazione di progetti di "governance territoriale" e innovazione. Su questi terreni, importanti accordi sono stati raggiunti in passato: basta pensare al "Progetto Valle Seriana" o al "Modello Bergamo" ma gli effetti sono stati davvero scarsi. Un'istituzione decisiva come la Regione ha sempre guardato con diffidenza a tutto ciò che non proveniva dal proprio gruppo di potere e, troppo spesso, i finanziamenti regionali sono stati dispersi in mille rivoli o, peggio, utilizzati per meschine operazioni di consenso elettorale. La strada è ancora lunga, quindi, basti pensare che in uno degli organismi chiave della "governance territoriale", cioè la Camera di Commercio, quelli che per l'OCSE sono i settori trainanti e decisivi dell'economia (industria manifatturiera), non trovano spazio di rappresentanza, se non marginale e simbolica.

(or. amb.)