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Povertà Rapporto ISTAT 2014

Il rapporto ISTAT evidenzia la condizione di povertà non solo per i disoccupati ma anche per i lavoratori a bassa retribuzione (working poor)
Anche nella nostra provincia esistono condizioni salariali al di sotto delle soglie di povertà

L'ISTAT ha pubblicato ieri il Report su "La povertà in Italia". Il Report conferma il forte divario tra Nord e Sud e le caratteristiche e la consistenza del fenomeno:
- Peggiora la condizione delle coppie con figli e, in genere, delle famiglie numerose
- Sono più colpite le persone con un basso livello di istruzione e con persone in condizione non professionale (disoccupati)
- Aumenta la povertà tra le coppie di anziani (vale la pena di ricordare che, ad esempio nel comune di Bergamo, sono 11.694 gli anziani ultra65enni che vivono in coppia senza figli)
- Sono più colpite le famiglie con a capo un operaio o assimilato rispetto a quelle con lavoratori autonomi


Il Rapporto insiste, giustamente, sul fenomeno dei cosiddetti "working poor" cioè dei lavoratori poveri. Se la soglia della "povertà relativa" è fissata al valore medio nazionale di 972,52 euro mensili per una famiglia di due componenti, è facile vedere come il massimale INPS per cassa integrazione, disoccupazione e mobilità (€ 913,14 cui vanno tolti l'IRPEF e aggiunti gli eventuali assegni familiari) collochi i percettori, nel caso di assenza di altri redditi, all'interno della fascia di povertà.
Ma working poor non sono solo cassaintegrati e disoccupati ma, anche, i lavoratori occupati in settori a bassa e bassissima retribuzione.
Ad esempio, se un lavoratore del settore edilizia/legno, con moglie e un figlio può contare su un netto mensile di € 1.132,13 (compresi gli assegni familiari), questa condizione lo colloca decisamente nella fascia di "povertà assoluta" che per il Nord Italia è stabilita dall'ISTAT alla soglia di € 1.258,40 (comuni al di sotto di 50mila abitanti). Nel settore agricolo (avventizi, cioè l'80% dell'occupazione in questo settore) la retribuzione netta mensile (sempre che riescano a lavorare tutto il mese) sarebbe poco diversa: € 1.204,22, cioè altra condizione di povertà assoluta.
Molto peggiore è la condizione di chi lavora nel settore delle mense o delle imprese di pulizia, dove prevale nettamente il part time non scelto ma subito: una lavoratrice al 50% part time (e in questo mondo sono frequenti le donne sole con figli – soglia di povertà al di sotto di € 989,25) ottiene uno stipendio netto mensile netto di 678,31 euro (con 1 assegno familiare), mentre per una lavoratrice delle mense aziendali, con due figli, lo stipendio netto mensile è di 869,02 euro e per lei la soglia di povertà è di 1.121,89.
Esiste quindi drammaticamente, anche nella nostra che è una provincia "ricca", un problema salariale per una parte molto consistente dei lavoratori e delle lavoratrici.

Bergamo, 14 luglio 2014.

(or amb)

Povertà assoluta. Condizione di chi ha un reddito inferiore all'importo della spesa minima mensile necessaria per acquistare il paniere di beni e servizi considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile.

Povertà relativa. È calcolata con riferimento alla famiglia di due componenti con spesa mensile inferiore alla media nazionale (€ 972,52)