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I tempi di reimpiego dei lavoratori licenziati. Una ricerca dell'ARIFL

I TEMPI DI RIOCCUPAZIONE DEI LAVORATORI LICENZIATI IN LOMBARDIA
l'agenzia regionale ARIFL pubblica i dati del II trimestre 2013

La Newsletter n. 4/2014 dell'Agenzia Regionale ARIFL è dedicata all'occupazione di chi ha perso un lavoro. I dati analizzati sono relativi agli avviati nel II trimestre 2013 in Lombardia e riflettono sostanzialmente quanto già evidenziato dall'ARIFL nella Newsletter 1/2013 che analizzava i dati 2010-2011.

 In sintesi l'analisi dell'ARIFL contiene le seguenti osservazioni:

1. Come già nella ricerca ARIFL 2010-2011 gran parte dei disoccupati (50%) ha trovato un nuovo impiego nel giro di pochi giorni, in meno di una settimana. Segno che il nuovo posto di lavoro era già stato ottenuto prima del licenziamento.

2. L'81% degli avviati nel II trimestre 2013 aveva già cessato un lavoro in precedenza mentre il 19% compare per la prima volta in banca dati (quindi più dell'80% degli avviati si trova in una situazione consolidata di precariato da tempo).

3. GENERE. Il 55% dei soggetti avviati con precedente cessazione è di genere maschile, il 48% di genere femminile (poiché la somma delle due percentuali pubblicate da ARIFL è superiore a 100, ci devono essere aspetti metodologici da chiarire). Le percentuali comunque non si discostano di molto da quelle del totale degli occupati in Lombardia pubblicate recentemente dall'ISTAT: 57% M; 43% F). Quindi la rioccupazione dei licenziati riflette gli stessi rapporti di genere del mercato del lavoro complessivo in Lombardia.

4. ETÀ. Il 52% dei rioccupati con precedenti cessazioni ha un'età compresa tra 20 e 34 anni, il 32% con età tra 35 e 49 anni. La disoccupazione colpisce quindi maggiormente i più giovani che, pur rappresentando poco più del 20% delle forze di lavoro in Lombardia, sono il 52% dei casi di disoccupazione e rioccupazione ripetuta.

5. TITOLO DI STUDIO. Il 60% dei rioccupati ha il titolo elementari/media (con questo titolo, in Lombardia, è il 34% delle forze di lavoro); il 29% ha un titolo professionali/superiori (con il diploma è il 47% delle forze di lavoro; l'11% ha la laurea (ha laurea o più il 19% delle forze di lavoro in Lombardia). Quindi, tra chi è entrato nel circolo precario occupazione/disoccupazione, chi ha bassi titoli di studio è presente in misura molto superiore alla propria rappresentatività numerica, mentre è il contrario per chi ha titoli di studio più elevati. Viene quindi confermato il dato dell'analisi ARIFL 2010-2011 secondo il quale i lavoratori in possesso di diplomi, lauree e qualifiche hanno maggiori probabilità di conservare il posto di lavoro. Anche in questa ricerca i laureati e diplomati hanno tempi di rioccupazione decisamente migliori: entro una settimana il 60% dei laureati e il 53% dei diplomati, contro solo il 47% di chi ha elementari o media.

6. SETTORI. Nonostante i numerosi casi di crisi è il COMMERCIO il settore che assorbe la maggior parte dei rioccupati (71%), il 17% l'INDUSTRIA, il 9% le COSTRUZIONI, il 3% l'AGRICOLTURA. Interessante la tabella 2 della newsletter dalla quale si apprende che il 91% di chi ha perso un lavoro nel commercio lo ritrova ancora nello stesso settore. In questo settore ritrova un lavoro il 25% di chi lavorava nell'industria e il 15% di chi lavorava nelle costruzioni. Il settore del Commercio, però, è caratterizzato da grande precarietà e rotazione di personale: ben il 70% dei rapporti cessati è nel commercio, contro il 17% dell'industria e il 10% delle costruzioni. Dal punto di vista dei TEMPI DI REIMPIEGO è l'industria il settore in cui si trova lavoro più facilmente: il 55% entro una settimana; nel commercio la percentuale è del 51%, del 46% nelle costruzioni e del 29% nell'agricoltura. Le gravi difficoltà dell'edilizia sono confermate dal fatto che ben il 13% di chi perde un lavoro nel settore lo ritrova solo dopo oltre un anno.

RAPPORTI DI LAVORO. Coloro che provengono da un precedente rapporto di lavoro a tempo determinato sono coloro che hanno i tempi più lunghi di rioccupazione: il 26% da 1 a 6 mesi; il 15% da 6 mesi a un anno; il 10% oltre un anno e solo il 41% entro una settimana (contro il 66% della somministrazione, il 62% del lavoro a progetto e il 55% del lavoro a tempo indeterminato). Una materia quindi, quella dei contratti a tempo determinato, nella quale servirebbero maggiore prudenza e meno retorica.

Bergamo, 29 aprile 2014
(Or Amb)