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Un 95% su cui serve più trasparenza

La lettura di un articolo di Tito Boeri e Roberto Perotti, su “La Repubblica” di oggi ci fa vedere in una luce molto diversa l’informazione che abbiamo dato nel nostro comunicato di ieri, riferendo degli incontri con la Direzione ATS.
Dicevamo, ieri, che dopo il crollo del 45% delle prestazioni ambulatoriali causa COVID: “se le cose andranno bene … la Direzione ATS stima che entro la fine dell’anno si recupererà almeno il 95% del volume di prestazioni”; un indice dell’efficienza delle nostre strutture sanitarie e della loro capacità di ripresa, si era legittimamente portati a pensare.


La quota del 95% è ripresa oggi da Tito Boeri e Roberto Perotti, ma come obiettivo dei manager sanitari per accedere a premi di produzione (premi che possono arrivare fino ad un quarto del trattamento economico). La tesi di Boeri e Perotti è che, in Lombardia, questa scelta “ha indotto molti ospedali a chiudere o depotenziare i reparti COVID, riorientandoli per soddisfare l’obiettivo imposto dalla Regione”.
Vorremmo saperne qualcosa di più. Che prezzo si paga per raggiungere il 95%? Non era possibile un equilibrio tra le due esigenze (ripresa dell’attività ambulatoriale/dotazione di posti COVID)? Un po’ di trasparenza in più sarebbe proprio necessaria.

Bergamo. 20 ottobre 2020.
(or amb)

[sugli aspetti etici dell’utilizzo degli INCENTIVI non si può non rinviare alle stimolanti riflessioni di Luigino Bruni, di cui alleghiamo uno tra i tanti interventi in materia, reperibili anche sul suo sito].