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MENINGITE: indebolire i servizi sanitari non aiuta

Una riflessione su come sono stati affrontati i casi di meningite in provincia di Bergamo.
MENINGITE: INDEBOLIRE I SERVIZI SANITARI NON AIUTA

Ad esprimere critiche in momenti di difficoltà si corre il rischio di fare la parte del disfattista. In realtà se le critiche sono finalizzate a migliorare, e non sono sterili polemiche, si tratta di contributi per riuscire ad affrontare con meno disagi e più successo le difficoltà. E le difficoltà ci sono state nella vicenda meningite iniziata il 2 dicembre con il primo caso.
Per affrontare le malattie infettive si sono messe a punto, soprattutto dopo la grande riforma del 1978 con la Legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale (tra i cui compiti c’era la prevenzione), misure che hanno creato una rete protettiva nei territori.
Per esempio, nella provincia di Bergamo, fino a pochi anni fa, fino cioè alla “riforma” del servizio sanitario lombardo, esistevano 14 Distretti, poi scesi a 7, ciascuno dei quali con un medico come direttore e con un altro medico come direttore sanitario. 14 strutture, quindi, con il compito specifico di organizzare il servizio sanitario nel territorio e di vigilare sugli aspetti epidemiologici. Questa rete è scomparsa: pian piano i Distretti si sono ridotti a sportelli o poco più; sono passati da 14 a sette e ora, con la “riforma” lombarda, solo a tre e assegnati alle neonate ASST che hanno dato vita a nuove strutture denominate PreSST, ma a distanza di quasi cinque anni dalla “riforma”, non ne è stato ancora precisamente definito il ruolo: l’ultima DGR in materia, (la 2019 del 31 luglio scorso) parla ancora di “prime indicazioni” per un loro riordino.


Questa incertezza pesa negativamente non solo per il drastico ridimensionamento territoriale ma anche per la difficoltà della popolazione ad individuare con certezza le strutture e sedi cui rivolgersi. Lo si è visto bene a Villongo e dintorni nei primi giorni di difficoltà: a chi ci si può rivolgere? All’ormai inesistente Distretto? All’ospedale di Sarnico? Alle farmacie? Ai medici di medicina generale? Insomma, mancano quei luoghi conosciuti e riconoscibili cui rivolgersi con certezza.
Il secondo pilastro di quella rete protettiva è il Dipartimento di prevenzione; una struttura obbligatoriamente prevista dalla legge con compiti importantissimi e assai vasti: dal controllo delle acque e dell’aria a quello dei cibi, dell’igiene nei ristoranti, nelle comunità, alla sicurezza nei luoghi di lavoro e, soprattutto, all’organizzazione della prevenzione. Certo, il Dipartimento c’è ancora, ma è stato molto indebolito con continue perdite di personale, specialmente negli ultimi tempi. Anche qui la “riforma” lombarda ha fatto sentire i suoi effetti negativi: con la divisione tra ATS (la ex ASL) e le tre ASST non è più così chiara la distinzione dei compiti.
Infine, c’è un ultimo aspetto importante: la comunicazione. Tutti i documenti nazionali (è l’Istituto Superiore di Sanità che detta queste indicazioni) insistono sull’importanza di una comunicazione tempestiva, precisa, concreta, che eviti, da un lato, di creare il panico e, dall’altro, di favorire la sottovalutazione dei rischi.
Il primo caso si è manifestato il 2 dicembre, con il decesso il giorno successivo della giovane 19enne di Villongo, ma bisogna aspettare settimane per veder arrivare sui giornali e sul sito web dell’ATS informazioni chiare sulla meningite, sui suoi sintomi e su come ci si deve comportare per prevenire. Eppure sia sul sito web della Regione che, soprattutto, su quello dell’Istituto Superiore di Sanità c’erano indicazioni utili e chiarissime (evitare i luoghi chiusi; in caso di colloqui prolungati tenere una distanza di almeno un metro dall’interlocutore, arieggiare spesso i luoghi dove si vive e si lavora, lavarsi le mani con cura più volte al giorno …). Abbiamo dovuto, invece, leggere sui giornali dichiarazioni del Direttore ATS che hanno dell’incredibile: “purtroppo ad ammalarsi sono in particolare persone che si trovano in condizioni debilitate … La prevenzione, che tutti possono mettere in atto, è quella di fare attenzione al proprio stile di vita: è importante alimentarsi correttamente e in modo costante, dormire almeno sette ore a notte, fare movimento” (EcoBG del 24 dicembre ). Come è noto, nessuna delle persone colpite da meningite era in condizioni debilitate e né l’alimentazione né il sonno producono alcun effetto preventivo.
Bisognava, invece, ricordare che la miglior difesa è una tempestiva vaccinazione, ma, anche qui, complici anche le festività natalizie, sono passate settimane prima di poter contare su un numero adeguato di vaccini e tutta Italia ha visto nei TG le code di notte per vaccinarsi.
Certo, gli interventi obbligatori previsti dai protocolli nazionali, sono stati subito effettuati (sono state immediatamente vaccinate le persone, circa 160, a più stretto contatto con la prima deceduta), ma dal secondo caso in poi è cresciuto il panico con la conseguente richiesta di vaccinazioni cui è stato difficile far fronte sia per la difficoltà di rifornimento dei vaccini sia per la carenza di personale. Per fortuna si è potuto contare su solidarietà e volontariato, ma un sistema sanitario ben organizzato deve poter contare sul proprio personale professionalmente preparato.
Sarebbe stato utile attivare presto i Comuni, ma il primo incontro, in Prefettura, con i sindaci è del 5 gennaio (a più di un mese dal primo caso) e gli interventi nelle scuole solo a gennaio inoltrato; in entrambi i casi hanno pesato le festività, ma di fronte ad un’emergenza non ci dovrebbe essere festività che tenga. Nessun incontro, poi, né con le associazioni né con i sindacati che pure avrebbero potuto dare una mano nei luoghi di lavoro, specie quelli più esposti al rischio nei territori coinvolti. Quello di contare su un coinvolgimento degli “stakeholder” è un’indicazione che ormai dovrebbe essere consolidata, ma così non è stato.
Un fattore positivo va però sottolineato: l’importanza di una difesa attraverso le vaccinazioni è diventata patrimonio di consapevolezza diffusa e le farneticazioni antiscientifiche no-vax sono scomparse, speriamo definitivamente.

 Vedi: Intervento a Bergamo TV nella rubrica Cgil Diritti e Rovesci (del 23 gennaio 2020)

Bergamo. 24 gennaio 2020.
(or amb)