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Liste d'attesa il Comitato dei Controlli documenta la situazione in Lombardia

LISTE D’ATTESA: IL COMITATO DEI CONTROLLI REGIONALE PRESENTA IL QUADRO DELLA SITUAZIONE. FINO A 25 VOLTE PIU’ LUNGHI I TEMPI DI ATTESA IN REGIME PUBBLICO RISPETTO ALLE PRESTAZIONI A PAGAMENTO

È un’analisi lucida e impietosa del fenomeno delle liste d’attesa e del conseguente ricorso a prestazioni a pagamento attraverso le attività in libera professione “intramoenia” (cioè in regime privatistico ma all’interno dell’Azienda Sanitaria pubblica) quella che viene proposta nella “Relazione del Comitato dei Controlli per il primo semestre 2017” in Regione Lombardia.

Il Comitato, organo di vigilanza e controllo sulle spese della Regione e sulla loro efficacia, ha preso in esame particolarmente il ricorso alle attività in libera professione intramoenia (“ALPI”) concludendo che queste attività erano inizialmente previste dalla normativa come “conseguenza di libera scelta del cittadino e non di carenza di organizzazione dei servizi resi nell’ambito dell’attività istituzionale”; la stessa normativa imponeva alle regioni “il progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in libera professione intramuraria”. Le cose, come sappiamo, sono andate assai diversamente: “Dai dati comunicati per il triennio 2014/2016 dalle aziende sanitarie, emerge che i volumi istituzionali sono diminuiti di circa 10.000.000 di prestazioni, mentre il volume ALPI è aumentato di quasi 200.000”, il documento, poi, segnala che “è emersa una differenza dei tempi di attesa tra istituzionale e ALPI talvolta (per taluni esami ed in talune aziende) pari a 25 volte il periodo per ALPI e cioè una decina di giorni di attesa in ALPI e circa 8 mesi per la prestazione istituzionale”. Nonostante precedenti segnalazioni da parte del medesimo Comitato “non si sono avuti riscontri di miglioramento”.
Il documento elenca, poi, una serie di proposte sul piano tecnico e su quello politico per ridurre l’enorme dimensione di questo fenomeno: da interventi su orari e spazi a disposizione all’obbligo di completare in regime libero professionale il percorso diagnostico o terapeutico iniziato in quel regime (è ben nota di prassi di iniziare con un rapporto privatistico e poi passare in regime istituzionale scavalcando le liste di attesa).
L’Assessore Regionale Gallera ha risposto con un imbarazzato comunicato che cerca di ridimensionare l’entità del fenomeno ma è costretto ad ammettere che “In ogni caso il tema delle liste d'attesa esiste e noi stiamo cercando di affrontarlo in maniera sistemica, con la riforma sanitaria, che azzererà i tempi d'attesa per i cronici. Regione ha inoltre inserito negli obiettivi dei direttori generali la riduzione delle liste d'attesa e il monitoraggio della libera professione”.
è legittimo nutrire qualche dubbio sul fatto che la prevista nuova procedura per la presa in carico dei malati cronici dia una risposta a questi problemi: da un lato, se i malati cronici potranno godere di un canale privilegiato di accesso alle prestazioni, dall’altro gli altri pazienti avranno liste d’attesa ancora più lunghe a meno che si decida di investire sugli organici del personale (sempre in calo) e sui budget delle aziende. È ovvio che a parità o con minor spesa è impossibile dare risposta ad una domanda sempre crescente.
Infine va ricordato che la libera professione intramuraria è solo una delle alternative: il ricorso al libero mercato extra-moenia, la spesa “out of pocket” sono ormai “una componente stabile, quotidiana, minuta della spesa per consumi degli italiani; pertanto, nella razionalizzazione di spese e consumi delle famiglie imposta da crisi e stentata ripresa, la sanità ha continuato a drenare risorse private alimentando una matrice di domanda di servizi e prestazioni molto articolata” (VII Rapporto RBM Assicurazione Salute – CENSIS sulla sanità pubblica, privata, integrativa).
Il Rapporto RBM-CENSIS riporta i dati nazionali e regionali delle liste d’attesa e del peso economico per le famiglie, specie per le persone anziane e non autosufficienti per le quali il Rapporto prevede un boom del +79,5% della spesa privata. Certamente si tratta di un rapporto non neutrale, orientato dagli erogatori di assicurazioni sanitarie private; la risposta non può essere quella del ricorso a quel tipo di soluzione ma quella indicata dal Comitato dei Controlli, cioè rendere più efficiente la macchina organizzativa delle aziende sanitarie, aumentare i controlli contro gli abusi, vigilare sugli eccessi di prescrizioni e, naturalmente, adeguare gli standard di spesa sanitaria nazionale a quelli europei.

Bergamo. 28 luglio 2017.
(or amb)