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La nomina di Bertolaso: una dannosa trovata pubblicitaria

La nomina di Bertolaso: una dannosa trovata pubblicitaria.
NON SARÀ UN IMPROVVISATO MESSIA CHE CI POTRÀ SALVARE

Anche se fosse un premio Nobel – e non lo è – non potrebbe farci nulla. Non potrebbe farci nulla perché i problemi sono grossi e non risolvibili con la trovata di chiamare un “salvatore”.
In primo luogo perché ci sono problemi oggettivi, indipendenti dalle scelte politiche, e si tratta del fatto che il virus 2019-nCOV è nuovo e sconosciuto e per l’uomo non esiste un’immunità preesistente, come si vede dalla rapidissima diffusione, ormai planetaria.


Ma poi ci sono i problemi dovuti alle scelte del passato, come la continua riduzione del numero di operatori sanitari; adesso si capisce che è stato un errore, ma è un errore non rimediabile in una settimana (ed è, poi, giusto mandare i neo laureati medici e infermieri, privi di esperienza, proprio nei ruoli più difficili e pericolosi?).
Nella stessa scia di errori lo strisciante indebolimento dei reparti di medicina, ormai sotto gli occhi di tutti, per favorire la crescita, oltre il necessario, dei reparti chirurgici di altissima specialità (più orientati ad attrarre da altre regioni che ad occuparsi del territorio in cui si trovano).
In realtà la nomina di Bertolaso è una trovata mediatica, così come quella di un ospedale nella Fiera di Milano (a fare un ospedale da campo ci si mette meno di una settimana, il problema è trovare medici e infermieri per farlo funzionare).
Così come è una trovata pubblicitaria quella dell’altro sodale, il presidente del Veneto, che vuole sottoporre tutti al tampone, anche chi è senza sintomi; così oltre ad intasare i laboratori (sottraendo tempo e persone ad altre priorità) alla fine dirà quello che già da prima si sa, e cioè che gli esiti saranno in larghissima parte negativi ma non certi nel tempo e quindi potenzialmente dannosi. Il problema è già stato trattato, non al bar ma al Consiglio Superiore di Sanità, dai più grandi esperti italiani che hanno concluso “in assenza di sintomi, pertanto, il test non appare al momento sostenuto da un razionale scientifico, in quanto non fornisce un’informazione indicativa ai fini clinici e potrebbe essere addirittura fuorviante. Data la rapida evoluzione delle conoscenze in merito, qualora dovessero emergere nuovi dati, si procederà a una revisione del documento elaborato”. Così la scienza, se la si vuole ascoltare.
Il vero movente di queste uscite è politico, è la solita campagna per indebolire il governo nazionale. Finché è sull’anticipazione di qualche mese dell’abolizione del superticket si possono chiudere occhi e orecchie, ma quando è su un problema così drammatico e grave come quello che stiamo vivendo, non si può non prendere le distanze in modo netto e radicale.
Una cosa chiara è emersa dall’esperienza cinese: una missione di esperti internazionali dell’OMS, al termine di una analitica indagine in loco, ha pubblicato un report con i risultati e le lezioni da apprendere per il presente e per il futuro:
Raggiungere questo tasso di contenimento è stato possibile solo grazie al grande impegno dei cittadini cinesi nel prendere parte a un’azione collettiva che potesse far fronte a questa minaccia condivisa. A livello comunitario questo atteggiamento si riflette nella lodevole solidarietà di province e città nel supportare le popolazioni e le comunità più vulnerabili” (World Health Organization: Report of the WHO-China Joint Mission on Coronavirus Disease 2019).
Anche per questo, l’uomo solo al comando non solo è inutile, ma è dannoso.

Bergamo. 15 marzo 2020.
(or amb)