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L’inadeguatezza del Piano vaccinazioni presentato dall’ATS mette a rischio la nostra provincia nel caso di una ripresa dell’epidemia

L’errata politica del personale, l’indebolimento del Dipartimento di Prevenzione, la perdita di ruolo dei Distretti renderanno difficile la concreta applicazione delle misure che vengono annunciate per l’autunno.

La notizia che nella nostra provincia non siamo pronti a difenderci, perché il piano vaccinazioni non è adeguato alle necessità, getta nello sconforto chi nutriva la speranza che le autorità, politiche e sanitarie, adottassero tutti i provvedimenti necessari nel caso l’epidemia si ripresentasse in autunno.


Ma lo sconforto è ancora maggiore se si pensa che in tutti gli anni precedenti il Dipartimento di Prevenzione dell’ATS era un sicuro baluardo e i suoi piani di prevenzione (tra cui quello vaccinale) raggiungevano sempre il massimo del punteggio a livello regionale: una sicura garanzia che sembra ora venir meno.
Tra le cause di questa pericolosa perdita di capacità operativa dell’ATS sta soprattutto la politica del personale: anziché valorizzare operatori professionalmente capaci e con esperienza, non si è contrastata la fuga, anzi la si è favorita, proprio in un periodo in cui mancano medici; anziché sfruttare le occasioni offerte per ottenere nuovo personale, Bergamo, la più colpita tra le province italiane, ha chiesto meno personale delle province che sono state appena sfiorate dal COVID-19.
In questi giorni c’è stato un importante confronto tra le Organizzazioni Sindacali e l’Assessorato regionale in previsione della pubblicazione di una, molto attesa, delibera sulle misure di sorveglianza, controllo e riorganizzazione del servizio sanitario: si è parlato, tra l’altro, di sostegno alle RSA, di attivazione degli Infermieri di Comunità, di potenziamento delle strutture di isolamento, di riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Se davvero tutti gli interventi preannunciati dovessero essere attivati, nella nostra provincia ci troveremmo in difficoltà a gestirli perché alle debolezze strutturali del sistema (ad esempio la progressiva perdita di ruolo dei Distretti) si somma, ora, il grave indebolimento dell’ATS, cioè dell’organismo cui la normativa regionale affida il compito di regia e di coordinamento del sistema.
Naturalmente c’è ancora la possibilità di cambiare: bisogna ascoltare le proposte che sono venute dall’Ordine dei Medici e porre rapidamente fine al paralizzante conflitto, bisogna concordare con Comuni, Enti Gestori e Organizzazioni Sindacali piani territoriali di prevenzione e sicurezza (strutture sanitarie, sociosanitarie, domiciliari, logistiche per l’approvvigionamento e la conservazione di DPI, ossigeno, strumenti come i saturimetri …), bisogna, infine, mettere il Dipartimento di Prevenzione in grado di svolgere i propri compiti, con quell’autonomia e responsabilità che gli hanno consentito di essere per anni un punto di eccellenza della sanità in Lombardia.

Bergamo. 31 luglio 2020.
(or amb)