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Il Piano di ATS Bergamo per il potenziamento e la riorganizzazione delle rete assistenziale

In una serie di incontri con la Direzione ATS affrontati i temi dei tempi di attesa dopo il lockdown, dell’organizzazione della campagna vaccinale e dei tamponi, della carenza di infermieri nelle RSA e della quarantena per le badanti che rientrano da soggiorni all’estero.

Oltre ai lutti e al peggioramento, si spera non permanente, delle condizioni sanitarie di chi è sopravvissuto al COVID-19, l’ondata epidemica ha inciso profondamente sul servizio sanitario con conseguenze da cui non sarà affatto semplice risollevarsi.
Se ne è parlato nell’ultimo degli incontri – il 7 ottobre – con la Direzione dell’ATS, incontro durante il quale si è affrontato il tema dei tempi di attesa per prestazioni ambulatoriali (visite specialistiche e accertamenti diagnostici strumentali e di laboratorio).


Come si ricorderà, a partire da marzo, con il crescere del contagio, sono state sospese tutte le attività ambulatoriali per concentrare le forze sull’assistenza ai malati COVID. Il blocco dell’attività ambulatoriale per i malati cronici e per gli altri pazienti ha avuto proporzioni gigantesche: da 1.862.396 prestazioni nel primo semestre 2019, si è passati nel primo semestre 2020 a 1.023.492 prestazioni, una calo perciò di 838.904 prestazioni, pari ad una diminuzione di attività del 45%

 grafico ambulatoriale

La risalita, come si vede dal grafico, è assai lenta e, se le cose andranno bene (ma gli eventi degli ultimi giorni e delle ultime ore non lasciano molto spazio alla speranza), la Direzione ATS stima che entro la fine dell’anno si recupererà almeno il 95% del volume di prestazioni.
Le patologie più colpite dal blocco di attività ambulatoriale sono state:
- Vasculopatia cerebrale -59%
- Neoplasia attiva -57%
- Miocardiopatia aritmica –51%
- Cardiopatia ischemica -51%
- Scompenso cardiaco -50%
- Diabete mellito tipo 2 -47%
- Epatite cronica -44%
E via via così per le altre patologie che, attorno alla media del 45%, hanno visto quasi dimezzarsi la possibilità di una cura.
Tutte le principali strutture ospedaliere, per poter prendere in carico i pazienti COVID, hanno ridotto l’attività ambulatoriale:
- ASST Bergamo Ovest (Treviglio) -57%
- IOB (Ponte S. Pietro e Zingonia) -47%
- ASST HPG23 -38%
- ASST Bergamo Est (Seriate) -53%
- Humanitas (Gavazzeni/Castelli) -45%
- San Francesco -61%
- Palazzolo -44%.
L’obiettivo di recuperare almeno il 95% dell’attività ambulatoriale (giustamente presentato dall’ATS come un importante risultato, visti i guai che abbiamo attraversato) è, però, tutt’altro che soddisfacente perché, prima di tutto, la situazione nel primo semestre 2019 non era il migliore dei mondi possibili, i tempi d’attesa per molte specialità erano lunghissimi, e pertanto quell’obiettivo può rappresentare una prima tappa ma certo non la finalità.
In secondo luogo, quando l’ATS parla di volumi di prestazioni recuperati, parla in realtà di prestazioni “riprogrammate” entro i tempi previsti dalla normativa ma, dalle segnalazioni che continuamente riceviamo, è lecito dubitare che davvero le cose stiano così.
Infine, ed è l’aspetto più importante, non è certamente pensabile che migliaia e migliaia di pazienti, anche con patologie molto gravi, siano rimasti per mesi senza cure. Quest’operazione ha dunque spostato verso la sanità a pagamento un’enorme mole di risorse e di cittadini, perlomeno coloro che potevano pagare; chi oltre alla malattia si trovava anche in condizione di disagio economico ha pagato duramente, in termini di salute e di qualità della vita. Una vera caduta per un servizio sanitario che fino a pochi anni fa era considerato tra i primissimi al mondo.
Si è giunti a questa situazione, ormai c’è un ampio consenso su questa conclusione, per i continui tagli di risorse (cioè meno personale) e, in Lombardia, per l’investimento prioritario sugli ospedali lasciando in secondo piano la medicina di territorio.
Non sarà semplice recuperare perché per avere i medici, gli infermieri, i tecnici che servirebbero bisogna attendere i tempi non brevi dei percorsi di formazione universitaria; è necessario che le ingenti risorse ora stanziate dal Governo siano impiegate bene e in fretta.

Durante l’incontro del 7 ottobre ci è stato presentato sinteticamente il “Piano di potenziamento e riorganizzazione della Rete di assistenza del territorio di ATS Bergamo”, un ampio documento (103 pagine) che tocca tutti gli aspetti della rete assistenziale e fissa obiettivi e strumenti per fronteggiare la temuta ripresa epidemica autunnale. Alcuni di questi obiettivi, ad esempio quello di erogare 700 tamponi al giorno nel settore scolastico ci pare, alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, un obiettivo da rivedere al rialzo. Purtroppo, ad oggi la capacità erogativa provinciale si limita a 2.600 tamponi/die che certamente non bastano se oltre a scolari e studenti vanno sottoposti a tampone anche i relativi familiari e “contatti stretti”.
Una campagna di vaccinazione anti-influenzale massiccia potrebbe contribuire a diminuire la pressione riducendo i sintomi che richiedono una verifica con tampone. Il Piano presentato dalla Direzione ATS individua soggetti e sedi (molti ambulatori medici si sono rivelati non adeguati ad assicurare il distanziamento ) ma ora il problema è riuscire ad avere i vaccini antinfluenzali per tempo e in misura bastante; la data di inizio campagna vaccinale fissata, nel Piano, al 20 ottobre va certamente rivista e soprattutto c’è da sperare che il numero di vaccini che la Regione riuscirà a fornire sia sufficiente, cosa non scontata viste le modalità dell’asta, i costi lievitati e gli acquisti massicci di dosi realizzati da strutture private mentre la Regione perdeva tempo e poi è finita sotto la lente della Procura della Repubblica.

Negli incontri con ATS si è parlato anche di emergenza infermieri nelle RSA: il fenomeno della fuga di infermieri verso le strutture infermieristiche di comunità, con i bandi di concorso aperti da parte delle ASST, è stato ridimensionato, dal Direttore, a non più del 10% del personale (74 su circa 700); i segnali che arrivano, però, dalle RSA sono meno ottimistici e, anche qui, non sarà facile trovare in fretta altre soluzioni; il sindacato di categoria, però, sta lavorando per soluzioni praticabili anche attraverso accordi sindacali aziendali.
Durante gli incontri con la Direzione ATS si è anche affrontato il tema dell’isolamento fiduciario (quarantena) delle badanti che rientrano in Italia dopo un soggiorno all’estero. Con la Direzione sanitaria ATS si è concordata una campagna di informazione per le famiglie interessate e l’ATS ha aperto un bando (“manifestazione di interesse”) per la realizzazione di una rete di strutture, tipo COVID-Hotel, per quei casi in cui la famiglia non è in grado di garantire alla badante un idoneo isolamento.

I temi affrontati dal Piano di ATS sono numerosi e complessi e meritano un esame approfondito, in particolare le proposte in merito all'organizzazione del tracciamento dei casi, delle varie figure professionali coinvolte sul territorio, delle modalità di coinvolgimento dei medici di medicina generale: torneremo quindi sull’argomento.

Bergamo. 19 ottobre 2020.
(or amb)

ALLEGATI:
- Piano di potenziamento e riorganizzazione della Rete di assistenza del territorio di ATS Bergamo
- Sintesi del Piano, diapositive a cura della Dott.ssa Andreina Pangallo (Direttrice del Dipartimento per la Programmazione, Accreditamento, Acquisto delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie (DPAAPSS)
- Informativa per le famiglie in tema di rientro dall’estero delle badanti e di gestione dell’isolamento fiduciario.