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Gli errori, i ritardi, le carenze nella distribuzione dei vaccini hanno conseguenze molto gravi che vanno oltre il problema specifico

GLI ERRORI, I RITARDI, LE CARENZE NELLA DISTRIBUZIONE DEI VACCINI HANNO CONSEGUENZE MOLTO GRAVI CHE VANNO AL DI LÀ DEL PROBLEMA SPECIFICO
ci sono serie conseguenze sia sul piano sanitario che su quello etico

Gli errori di Regione Lombardia nell’approvvigionamento dei vaccini anti influenzali, dopo aver causato un serio aggravio economico sul quale sta indagando la magistratura, stanno ora producendo una serie di conseguenze non solo sul piano strettamente sanitario della prevenzione e della cura.
I calendari di vaccinazione sono in gran parte da rifare perché ad oggi solo una parte dei vaccini previsti (circa il 50%) è arrivata ai medici di cure primarie e ancora non si sa quando e se arriveranno le dosi mancanti.


Con i nuovi calendari sono da rifare le sanificazioni anti-COVID, ormai scadute, di tutti gli ambulatori: altra spesa, altri ritardi.
Una prima evidente conseguenza è la situazione di rischio cui sono esposti soprattutto i pazienti “fragili” per i quali anche solo l’influenza costituisce una minaccia.
Con poche dosi, a chi daranno la precedenza i medici? Si trasferisce su di loro una scelta che ha implicazioni etiche, le stesse, seppur ad un diverso livello, cui si sono trovati di fronte i medici delle terapie intensive con tutti i posti letto occupati, e le stesse che rischiano di presentarsi ora con la corsa a trasformare in posti-COVID i posti letto negli ospedali dando per scontato che gli altri malati, i non-COVID, abbiano minori necessità di cure. Scelte etiche angoscianti cui non si sarebbe dovuto far fronte se si fossero adottate per tempo misure adeguate.
Se si pensa che le vaccinazioni anti-influenzali avrebbero dovuto essere la prova generale per le attesissime vaccinazioni anti-COVID, la maldestra gestione regionale non può non destare preoccupazione.
Da ultimo, tutto ciò ha un’altra grave conseguenza: la perdita di fiducia nel servizio sanitario nazionale, nella sua ispirazione solidaristica e universalistica. Cosa deve pensare il cittadino, nell’incerta attesa dell’appuntamento col proprio medico per il vaccino, quando vede che pagando si risolve subito il problema? Lo si risolve non solo presso strutture private ma, per i lavoratori, anche presso le proprie aziende: molte infatti stanno attivando le vaccinazioni per i loro dipendenti. In pratica, tutti tranne il servizio sanitario (lombardo) assicurano la vaccinazione. Una situazione che alimenta l’insofferenza verso le tasse, viste non più come uno strumento per risolvere problemi di tutti e assicurare diritti di tutti, ma come un odioso “mettere le mani nelle tasche degli italiani” in cambio di nulla. Meglio, allora, che ciascuno si arrangi con i propri mezzi. Ecco il punto di arrivo di questa gestione della sanità: indebolire il legame sociale, lo spirito solidaristico che di fronte alle difficoltà della vita deve aiutare tutti, senza preferenze. Un punto di arrivo che aumenterebbe ancor di più le ampie disuguaglianze già esistenti. Verrebbe da pensare che non si tratti di errori o maldestre gestioni, ma di consapevoli scelte.

PS da alcuni medici ci viene segnalato che, in modo anomalo rispetto al passato, si sono verificati casi non lievi di reazioni avverse al vaccino, concentrate in alcune situazioni. Sarebbe il caso che dall’ATS venissero fornite pubbliche rassicurazioni.

Bergamo, 19 novembre 2020.
(or amb)