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Esenzione Ticket: accanimento senza tregua

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ESENZIONE TICKET. ACCANIMENTO SENZA TREGUA: DOPO DISOCCUPATI E PRECARI ORA È LA VOLTA DI INVALIDI E PAZIENTI CRONICI
nuova ondata di verbali con sanzioni per presunte evasioni fiscali; ora l’oggetto sono i ticket sulle prestazioni farmaceutiche

Niente biglietti di auguri natalizi ma fioccano le raccomandate di “Atti giudiziari”, missive che ancor prima di essere lette nel merito, generano ansia e timore nei destinatari.
Questa volta nel mirino di ATS e Regione sono entrati i malati che avrebbero evaso il pagamento dei ticket sui farmaci rilasciando domande di esenzione con “dichiarazioni mendaci” rendendosi responsabili di “violazioni all’art. 76 del D.P.R. 28/12/2000 n. 445 e all’art. 316 ter del Codice Penale”. Le violazioni contestate risalgono agli anni 2011 e 2012 e lasciano prevedere nuove ulteriori ondate per gli anni successivi.


Le persone che abbiamo assistito nella redazione dei ricorsi sono, in maggioranza, invalidi con pluripatologie, pazienti cronici che si sono recati in farmacia a ritirare farmaci prescritti dai propri medici sulla base di esenzioni previste dalla normativa nazionale e regionale.
Va precisato che la normativa è molto al di sopra delle possibilità di comprensione non solo dei malati ma anche dei medici prescrittori e del personale di sportello dei Distretti dell’allora ASL cui i pazienti si erano rivolti. Non solo l’elenco delle esenzioni con relativi codici e modelli-domanda riempie più pagine, ma addirittura è cambiato più volte nel corso degli anni e persino più volte nel corso di uno stesso anno. Come se non bastasse, la normativa regionale si differenzia da quella nazionale prevedendo requisiti e tetti di reddito diversi (non sempre a vantaggio dei malati). Infine, a rendere ancora più difficile il percorso nel labirinto delle norme, verrebbe richiesto al paziente di conoscere, farmaco per farmaco, se quello prescritto dal proprio medico sia un “farmaco generico” oppure no, perché la compartecipazione (ticket) è diversa.
Ecco allora che il paziente cronico o invalido si vede recapitare l’ “Atto Giudiziario” con l’elencazione di farmaci di cui ha usufruito nel 2011 o 2012 e l’intimazione a pagare la differenza puntigliosamente elencata farmaco per farmaco.
Fortunatamente, in questa ondata di verbali, le cifre contestate sono, per lo più, di modesta entità, certamente molto al di sotto del costo orario del lavoro del personale ATS destinato a questa incombenza. Restano elevati gli importi contestati nei casi in cui, oltre al ticket farmaceutico viene anche contestato lo status di “disoccupato” (abbiamo verificato casi di contestazione irrogata a ex lavoratori ormai in pensione da anni, e in pensione con assegni al limite della sopravvivenza; per loro l’entità della sanzione è tutt’altro che modesta).
Insieme alle altre Organizzazioni Sindacali abbiamo più volte, ma inutilmente, chiesto alla Direzione ATS di effettuare una selezione tra i casi contestati, concentrando l’attività ispettiva sui casi manifestamente caratterizzati da dolo o da redditi nettamente al di sopra dei limiti, lasciando in secondo piano i casi di mero errore materiale nella scelta della modulistica o di difficoltà interpretative.
Avendo riguardo a quanto ancora ci si può aspettare per i prossimi anni, se non c’è un cambio di rotta, si rende necessario anche un investimento maggiore in formazione nei confronti dei medici di medicina generale perché sono loro il canale principale attraverso il quale le informazioni arrivano ai pazienti. Ma il vero rimedio è la revisione e semplificazione della selva di norme che regolano la materia.
Bergamo. 27 dicembre 2017.
(or amb)