Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie.

Case di riposo e rete sociosanitaria. Bergamo in difficoltà

Resi noti i dati regionali 2017 sulla rete di offerta delle Case di Riposo
RSA: Bergamo sotto la media regionale sia per numero di posti letto che per intensità dell’assistenza
in difficoltà anche l’assistenza domiciliare, le cure palliative e le misure innovative di residenzialità leggera e RSA aperta

In un recente incontro con le Organizzazioni Sindacali la Direzione Generale Welfare della Regione ha fornito alcuni dati sulla rete delle RSA in Lombardia utili per confrontare l’offerta tra le varie ATS lombarde. Il quadro conferma una persistente situazione di debolezza della nostra provincia comparativamente ad altri territori.


I posti letto in casa di riposo, a contratto (cioè quelli per cui la Regione paga una “quota sanitaria” giornaliera), sono 5.437 pari ad un indice di dotazione di 24,10 (posti letto ogni 10mila abitanti di età pari o superiore a 65 anni), indice inferiore alla media regionale (29,76) e di molto inferiore ad alcune altre ATS come Pavia (40,12), ATS della Montagna (38,96), Val Padana (38,32). Persiste, quindi, una situazione di carenza di offerta nella nostra provincia, nonostante gli incrementi deliberati nel corso degli anni (i pl erano 4.714 nel 2000 e 5.327 nel 2014; rispetto agli attuali 5.437 l’incremento dell’offerta dall’anno 2000 è del 15,3%).
Inferiore alla media regionale è anche lo “standard gestionale”, cioè l’indicatore dei minuti settimanali di assistenza per ospite calcolato tenendo conto delle varie tipologie di gravità e di bisogno. Se lo standard minimo necessario per l’accreditamento è 915, tutte le ATS si collocano al di sopra, determinando una media regionale di 1.123. Ma Bergamo è al di sotto della media regionale, con un indice di 1.090 (peggio fanno solo Pavia e la Val Padana).
Va un po’ meglio con il costo della retta giornaliera, almeno dal punto di vista degli utenti. La media regionale è di € 59,27; a Bergamo la media è di € 57,66, assai meno dei 67,45 euro di Monza Brianza e dei 64,17 dell’area metropolitana milanese.
Un confronto più completo e realistico richiederebbe, però, di estendere l’analisi anche ad altre variabili come il livello di applicazione delle sperimentazioni innovative (RSA Aperta, Residenzialità leggera), dell’integrazione con la rete territoriale dei Piani di Zona e dei loro servizi, per non parlare dell’esistenza di importanti progetti come la collaborazione con le ASST per le dimissioni protette o per la cura del dolore. Si tratterebbe, cioè, di estendere il giudizio anche a parametri di tipo qualitativo e non solo quantitativo: da questo punto di vista Bergamo non parrebbe certo in posizioni marginali.
Ma, per restare agli indici forniti dalla Regione, il dato sulla retta media giornaliera (Bergamo € 57,66 nel 2017) andrebbe, quantomeno, integrato tenendo conto della travolgente crescita dei posti letto “non a contratto”, cioè dei posti letto a totale carico dei ricoverati. Erano 284 nel 2014 e sono ora 670 (+135,9%). Questi posti vengono definiti “di sollievo”, cioè posti per ricoveri di breve periodo in occasione di particolari esigenze della famiglia (momentanea assenza dei care giver, malattia dei familiari …) ma in realtà sono la porta d’ingresso in RSA, in attesa che venga disponibile un posto a contratto. Per questi posti la retta si aggira sui 100-120 euro al giorno, cioè oltre 3mila euro al mese cui vanno aggiunte le spese “opzionali” come la lavanderia, la camera singola, il servizio di parrucchiere. Con una spesa di queste dimensioni è facile comprendere come in poco tempo si consumino i risparmi di una vita.
Esiste, dunque, un ineludibile problema di adeguamento della rete d’offerta, già ora insufficiente e ancor di più nel futuro, visto il trend demografico. Ma non si tratta solo di un aumento dei posti letto, vanno parallelamente migliorate e sostenute le misure innovative orientate verso una diversificazione dei servizi sulla base del diverso grado di non autosufficienza, misure già avviate ma anch’esse sottodimensionate rispetto ai bisogni e sempre senza certezze sulla continuità e stabilità del finanziamento. Si pensi alla “Residenzialità leggera” o alla “RSA Aperta”: rispetto agli 81 milioni di euro a bilancio ATS per i ricoveri in RSA, la Residenzialità leggera può contare solo su 130mila euro e la RSA Aperta su 4,7 milioni (Bilancio consuntivo 2017 ATS Bergamo).
Ma sono in sofferenza anche altri segmenti del sistema di assistenza sociosanitaria come l’ADI, l’Assistenza Domiciliare Integrata e le Cure Palliative che, seppur rifinanziate in corso d’anno, sono già a rischio di sforamento del budget con conseguenze sia per gli operatori accreditati (che subiscono decurtazioni tariffarie) sia per gli utenti che rischiano di incontrare difficoltà crescenti, nella parte finale dell’anno, per essere presi in carico.
Da parte della Regione è necessario quindi un ripensamento delle proprie priorità di bilancio.

Bergamo. 2 ottobre 2018.
(or amb)