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Picchi di accessi al pronto soccorso. Una risposta insufficiente a un bisogno ordinario e prevedibile.

L’Assessore regionale Gallera annuncia uno stanziamento straordinario per ridurre le attese nei Pronto Soccorso in vista di picchi di accessi per l’influenza
una risposta episodica e insufficiente – quel che serve è adeguare gli organici per gestire ordinariamente anche i picchi di accesso

L’Assessore Regionale Gallera ha annunciato in una news lo stanziamento di “4 milioni a strutture sanitarie per fermare sovraffollamento Pronto soccorso in vista picchi influenza”.
Il problema dei picchi di accesso al pronto soccorso esiste e non è certo limitato all’eccezionalità dei periodi di epidemie influenzali. Le attese in pronto soccorso prima di avere un posto letto nelle degenze sono realtà che i cittadini vivono costantemente, soprattutto tra il venerdì e il lunedì.

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Rapporto SDA-Bocconi. Condizioni economiche e accesso alle cure

CONDIZIONI ECONOMICHE E ACCESSO ALLE CURE:
IL RAPPORTO SDA BOCCONI CONFERMA L’ESISTENZA DI PROFONDE DISUGUAGLIANZE
Anche l’attuale campagna conto i presunti “falsi disoccupati” evasori dei ticket allontana i settori più poveri dall’accesso alle cure.

Uno studio della SDA Bocconi, reso pubblico ieri, ha documentato quanto già era ben noto circa i condizionamenti economici nell’accesso alle cure. In estrema sintesi, il Rapporto “La spesa sanitaria delle famiglie italiane per voci di spesa” dice che le cure pagate direttamente dalle famiglie (la cosiddetta spesa “out of pocket”) è più alta nelle regioni più ricche (e questa è un’ovvietà) e che le regioni più ricche (e anche questa è un’ovvietà) sono proprio quelle dove il servizio sanitario funziona meglio, come documentato dalla “Griglia LEA” che indaga l’attuazione dei LEA in ogni regione. Ma sono due ovvietà non banali che si prestano a riflessioni interessanti. Infatti il Rapporto consente di dedurre che, dove il servizio sanitario offre meno, i cittadini chiedono meno; cioè si conferma che nel campo della salute è decisiva l’offerta (quindi sono la qualità e quantità dei servizi che determinano la domanda); in secondo luogo dal Rapporto si deduce che ci si cura di meno nelle famiglie con meno risorse economiche (cioè l’universalismo è solo nominale se non ci sono anche livelli di uguaglianza sociale accettabili).

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Cura dei malati cronici: modello lombardo e Piano nazionale a confronto

PER LA CURA DEI MALATI CRONICI IL NUOVO “MODELLO LOMBARDO” SI DISCOSTA DAL PIANO NAZIONALE CRONICITÀ SU PUNTI QUALIFICANTI
Ruolo del Medico di Medicina Generale, coinvolgimento attivo dei pazienti, ruolo della specialistica, nuove strutture di cura per le malattie croniche.
Il 22 settembre un importante seminario per riflettere su questi temi

Mancano pochi giorni alla scadenza entro cui l’ATS dovrà pubblicare l’elenco dei gestori e co-gestori ritenuti idonei alla presa in carico dei malati cronici secondo il nuovo “modello”. La data era stata inizialmente fissata a fine giugno ma poi spostata a fine settembre per “ovvie comprensibili necessità di diffondere in modo articolato ed esaustivo le informazioni a tutti i destinatari” (DGR 7038 del 3 agosto).
In realtà le adesioni a Bergamo, già alla prima scadenza, non erano poche: 283 medici di medicina generale (MMG) per il ruolo di gestore o co-gestore (46,9%). Nel ruolo di gestore si sono proposte tre cooperative di MMG (a cui aderiscono 265 MMG dei 283 sopracitati) e 41 altri gestori (i tre ospedali pubblici, 8 ospedali privati, 11 strutture sociosanitarie e ben 19 strutture da fuori provincia). Resta da immaginare quale sarà la reazione dei malati cronici quando si vedranno recapitare la lettera della Regione che chiederà di scegliere il loro nella lista dei (per ora)44 gestori, di cui 3 sono le tre cooperative a cui afferiscono i 265 MMG che ne fanno parte.

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Liste d'attesa il Comitato dei Controlli documenta la situazione in Lombardia

LISTE D’ATTESA: IL COMITATO DEI CONTROLLI REGIONALE PRESENTA IL QUADRO DELLA SITUAZIONE. FINO A 25 VOLTE PIU’ LUNGHI I TEMPI DI ATTESA IN REGIME PUBBLICO RISPETTO ALLE PRESTAZIONI A PAGAMENTO

È un’analisi lucida e impietosa del fenomeno delle liste d’attesa e del conseguente ricorso a prestazioni a pagamento attraverso le attività in libera professione “intramoenia” (cioè in regime privatistico ma all’interno dell’Azienda Sanitaria pubblica) quella che viene proposta nella “Relazione del Comitato dei Controlli per il primo semestre 2017” in Regione Lombardia.

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Nuovo modello per la presa in carico dei malati cronici

NUOVO MODELLO PER LA PRESA IN CARICO DEI MALATI CRONICI
obiettivi giusti, ma molti dubbi sui tempi e le modalità di attuazione

Si può non essere d’accordo con l’obiettivo di migliorare il sistema di cure per i malati cronici, assicurando la continuità di cura, la presa in carico precoce, l’integrazione di ospedale e territorio con tutti i soggetti della rete assistenziale? No, certamente non si può dire di no a questi obiettivi: ma il problema non sono i fini ma i mezzi. I mezzi proposti dalle due delibere regionali (DGR 30 gennaio 2017 n. 6164 e DGR 4 maggio 2017 n. 6551; manca ancora la DGR sul sociosanitario) sono adeguati? Consentono di raggiungere fini ampiamente condivisi? È su questa domanda che sorgono molti dubbi.
Le due DGR prevedono cambiamenti strutturali molto complessi e finora ancora non ben delineati: si moltiplicano i soggetti con l’introduzione di “Gestori” e di “Centri servizi”, si prefigura un cambio del sistema di remunerazione degli erogatori (è forse, finora, l’aspetto più confuso dell’operazione), cambia il sistema di classificazione dei pazienti, cambiano ruoli e competenze dei Medici di cure primarie e di altri soggetti della rete.