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Cura dei malati cronici: modello lombardo e Piano nazionale a confronto

PER LA CURA DEI MALATI CRONICI IL NUOVO “MODELLO LOMBARDO” SI DISCOSTA DAL PIANO NAZIONALE CRONICITÀ SU PUNTI QUALIFICANTI
Ruolo del Medico di Medicina Generale, coinvolgimento attivo dei pazienti, ruolo della specialistica, nuove strutture di cura per le malattie croniche.
Il 22 settembre un importante seminario per riflettere su questi temi

Mancano pochi giorni alla scadenza entro cui l’ATS dovrà pubblicare l’elenco dei gestori e co-gestori ritenuti idonei alla presa in carico dei malati cronici secondo il nuovo “modello”. La data era stata inizialmente fissata a fine giugno ma poi spostata a fine settembre per “ovvie comprensibili necessità di diffondere in modo articolato ed esaustivo le informazioni a tutti i destinatari” (DGR 7038 del 3 agosto).
In realtà le adesioni a Bergamo, già alla prima scadenza, non erano poche: 283 medici di medicina generale (MMG) per il ruolo di gestore o co-gestore (46,9%). Nel ruolo di gestore si sono proposte tre cooperative di MMG (a cui aderiscono 265 MMG dei 283 sopracitati) e 41 altri gestori (i tre ospedali pubblici, 8 ospedali privati, 11 strutture sociosanitarie e ben 19 strutture da fuori provincia). Resta da immaginare quale sarà la reazione dei malati cronici quando si vedranno recapitare la lettera della Regione che chiederà di scegliere il loro nella lista dei (per ora)44 gestori, di cui 3 sono le tre cooperative a cui afferiscono i 265 MMG che ne fanno parte.

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Liste d'attesa il Comitato dei Controlli documenta la situazione in Lombardia

LISTE D’ATTESA: IL COMITATO DEI CONTROLLI REGIONALE PRESENTA IL QUADRO DELLA SITUAZIONE. FINO A 25 VOLTE PIU’ LUNGHI I TEMPI DI ATTESA IN REGIME PUBBLICO RISPETTO ALLE PRESTAZIONI A PAGAMENTO

È un’analisi lucida e impietosa del fenomeno delle liste d’attesa e del conseguente ricorso a prestazioni a pagamento attraverso le attività in libera professione “intramoenia” (cioè in regime privatistico ma all’interno dell’Azienda Sanitaria pubblica) quella che viene proposta nella “Relazione del Comitato dei Controlli per il primo semestre 2017” in Regione Lombardia.

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Nuovo modello per la presa in carico dei malati cronici

NUOVO MODELLO PER LA PRESA IN CARICO DEI MALATI CRONICI
obiettivi giusti, ma molti dubbi sui tempi e le modalità di attuazione

Si può non essere d’accordo con l’obiettivo di migliorare il sistema di cure per i malati cronici, assicurando la continuità di cura, la presa in carico precoce, l’integrazione di ospedale e territorio con tutti i soggetti della rete assistenziale? No, certamente non si può dire di no a questi obiettivi: ma il problema non sono i fini ma i mezzi. I mezzi proposti dalle due delibere regionali (DGR 30 gennaio 2017 n. 6164 e DGR 4 maggio 2017 n. 6551; manca ancora la DGR sul sociosanitario) sono adeguati? Consentono di raggiungere fini ampiamente condivisi? È su questa domanda che sorgono molti dubbi.
Le due DGR prevedono cambiamenti strutturali molto complessi e finora ancora non ben delineati: si moltiplicano i soggetti con l’introduzione di “Gestori” e di “Centri servizi”, si prefigura un cambio del sistema di remunerazione degli erogatori (è forse, finora, l’aspetto più confuso dell’operazione), cambia il sistema di classificazione dei pazienti, cambiano ruoli e competenze dei Medici di cure primarie e di altri soggetti della rete.

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La relazione annuale 2016 dell'ufficio di pubblica tutela

La relazione annuale (2016) dell’Ufficio di Pubblica Tutela ATS
Sempre il servizio di medicina di base al primo posto nelle lamentele

Con la perdita, ormai quasi totale, delle funzioni erogative dell’ATS, sembrava non ci potessero più essere spazi di sopravvivenza per l’Ufficio di Pubblica Tutela. La relazione annuale 2016, ora pubblicata, conferma invece l’utilità di questo organismo che, se fosse più valorizzato e fatto conoscere, potrebbe svolgere in misura assai più rilevante il suo importante compito di tutela del diritto dei cittadini ad avere buoni livelli di prestazioni sanitarie e sociosanitarie.

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Quale futuro per gli ospedali di montagna?

Non è solo questione di “punti nascita”
QUALE FUTURO PER GLI OSPEDALI DI MONTAGNA?
utilizzare il periodo di tempo concesso dalla deroga che si conta di ottenere per progettare soluzioni che diano futuro e stabilità ai presidi di montagna

I “piccoli” ospedali, siano essi di montagna o di pianura, non possono ridursi ad erogare “in piccolo” gli stessi servizi sanitari dei presidi più grandi. Ma quali sono le prestazioni che possono essere erogate, in sicurezza, da strutture di piccole dimensioni e con volumi di attività ridotte?
Lo dice con chiarezza l’Accordo Stato-Regioni (D.M. 2/04/2015 n. 70 sugli standard ospedalieri):
In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanità moderna.”