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Telecamere negli uffici dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. "All'Inps i lavoratori non sono protetti, sono videocontrollati"

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La Legge 300/70, infatti, vieta l'utilizzo di apparecchiature che consentono il controllo a distanza del lavoro dei dipendenti: "L'installazione di strumenti per la videosorveglianza deve essere oggetto di un apposito accordo con le organizzazioni sindacali che, in questo caso, non è stato mai sottoscritto" commenta Dino Pusceddu della FP-CGIL di Bergamo.
Le telecamere, su richiesta dei lavoratori, non sono state momentaneamente collegate al sistema di videosorveglianza. "Rimaniamo sorpresi dal fatto che, nonostante le ripetute richieste di introduzione della vigilanza nelle sedi decentrate per garantire l'incolumità dei lavoratori, la risposta sia stata quella di equipaggiare gli uffici di videosorveglianza, rendendo responsabili del controllo, della chiusura e dell'apertura delle sedi gli stessi dipendenti. Con l'aggravarsi della crisi economica sono sempre maggiori le tensioni che si creano con l'utenza nell'attività quotidiana dei lavoratori INPS. In particolare, essendo direttamente coinvolti nell'erogazione delle indennità a favore dei lavoratori, i dipendenti dell'Istituto previdenziale rispondono purtroppo delle scelte sbagliate dei Governi e del Parlamento" continua Pusceddu. "Troviamo quindi sbagliata la scelta di lasciarli senza alcun presidio di sicurezza, addirittura responsabili della sorveglianza dei locali e, a loro volta, sorvegliati tramite le telecamere mentre stanno lavorando. Se non assisteremo alla rimozione degli apparecchi, annunciamo già da ora che ci rivolgeremo alla magistratura per tutelare i lavoratori interessati".