Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie.

McDonald's a Curno e Orio, anche la corte d'appello conferma la nullità del termine di due contratti. Sussiste, invece, un rapporto a tempo indeterminato

on .

 

per B.R., giovane lavoratrice italiana, il Tribunale di Bergamo aveva già pronunciato una sentenza favorevole, riconoscendo un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Ora, con una sentenza del 2 maggio, anche la Corte di Appello di Brescia si è pronunciata esprimendo lo stesso parere, dopo che la società Ristorante del Centro aveva fatto ricorso.
Nel merito, nella sentenza della Presidente della Corte d'Appello, Antonella Nuovo, si legge che "la causale del primo (contratto, ndr) è di natura produttiva indicata in 'incrementi di lavoro non programmabili', quella del secondo è 'intensificazioni temporanee dell'attività dovute a flussi non programmabili di clientela cui non sia possibile far fronte con un normale organico' (...). Entrambe le causali sono state ritenute generiche dal primo giudice e la Corte condivide tale valutazione".
Inoltre, si legge che "anche qualora si volesse ritenere specifica la causale, il contratto con B.R. sarebbe comunque invalido in quanto la stessa, e la circostanza non è contestata, non è mai stata addetta al reparto ristorazione e preparazione pasti ma solo alla pulizia dei bagni, degli spogliatoi del personale, delle cucine, dell'ufficio direzione, delle celle frigorifere, dei pozzetti delle fogne, della zona lavaggio e del locale immondizia, mansioni svolte, nella quasi totalità, in orario di chiusura al pubblico, il che rende del tutto irrilevante quanto detto in ordine agli imprevedibili afflussi di clientela. (...) La clausola di apposizione del termine va quindi ritenuta nulla, con conversione del rapporto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'utilizzatore sin dalla stipulazione del contratto, come già correttamente deciso dal primo giudice".
Parziale modifica della decisione del Tribunale di Bergamo riguarda, invece, la misura della liquidazione del danno, che la Corte di Appello definisce pari a 7 mensilità (nella prima sentenza era pari alle mensilità maturate dall'impugnativa dei contratti in somministrazione fino alla riammissione in servizio effettiva nel posto di lavoro, cioè 14 mensilità).
"Siamo soddisfatti che, nel merito delle questioni giuridiche, anche il secondo grado di giudizio ci abbia dato ragione" ha aggiunto Carmelo Ilardo, responsabile dell'Ufficio Vertenze della CGIL di Bergamo. "Prendiamo atto del fatto che l'orientamento della giurisprudenza sul risarcimento, con le ultime norme di legge, abbia ridotto le somme penalizzando i lavoratori rispetto al passato. Ora auspichiamo che questo caso si chiuda qui e che B.R. possa lavorare tranquilla al suo posto, senza ulteriori vicende giudiziarie".