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Chiari, Fillea CGIL di Bergamo: "Crollo dei prezzi? Non ci sembra"

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"Come se ci fosse un ulteriore bisogno di misurare la grave crisi che il settore delle costruzioni sta attraversando anche nel nostro territorio, arrivano in queste ore i dati del Rapporto immobiliare 2013 realizzato da Agenzia delle Entrate e Abi: le cifre contenute rappresentano l'ennesima preoccupante conferma di un progressivo sgretolamento del settore che ha investito anche la nostra provincia di antica vocazione edile, dove ormai si registrano quasi diecimila posti di lavoro persi dal 2008. Il Rapporto evidenzia un crollo delle compravendite di immobili nel 2012 pari al 25,7% rispetto 2011, con oltre 150 mila compravendite in meno, facendo tornare il mercato immobiliare ai volumi del 1985. Una forte diminuzione si registra anche per il valore di scambio complessivo, stimato in 75,4 miliardi di euro, quasi 27 miliardi in meno del 2011. A determinare questa contrazione è principalmente la caduta del potere d'acquisto delle famiglie, che registra un –14,1% dal 2008 (fonte Federconsumatori nazionale) oltre all'estrema difficoltà ad ottenere un mutuo per chi voglia comprare casa, senza dimenticare i tassi applicati, ancora troppo alti con uno spread superiore al 3%. Inoltre, i costi relativi all'abitazione, che non si limitano alla tassazione, secondo il monitoraggio dell'O.N.F. - Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, nel 2013, sono aumentati mediamente del 4% rispetto allo scorso anno .
Dunque la domanda si contrae, mentre il prezzo delle vendite resta ancora troppo alto. Operatori del settore immobiliare denunciano un crollo dei prezzi delle abitazioni che in verità non si è verificato: sempre i dati dell'osservatorio dell'Agenzia delle Entrare registrano un flessione dei prezzi del 2,7% sul 2011 e complessivamente, dall'inizio della crisi, una diminuzione tra il 10 e 12%. Un calo, certo, ma non un crollo visti i dati dell'invenduto.
Comprensibile è, allora, la preoccupazione degli immobiliaristi rispetto all'invenduto. Quello che non comprendiamo è la posizione dei costruttori edili, che dovrebbero essere interessati a mettere sul mercato il patrimonio immobiliare non venduto, costoso (anche solo in termini di Imu), e che sta invecchiando precocemente. Ci chiediamo, allora: i costruttori edili sono più interessati a rilanciare il settore, salvaguardare le loro imprese e il posto di lavoro di centinaia di lavoratori o sono più interessati a mantenere alto il valore del proprio patrimonio invenduto?
È bene ricordare che il prezzo di vendita degli immobili, rispetto al costo della produzione, è pari a circa il 100%, pertanto a fronte di una domanda così carente che sta portando il settore al collasso ci si dovrebbe aspettare una contrazione dei prezzi di almeno il 30% -40%, in modo da rilanciare le vendite riducendo i propri profitti, cosa alquanto normale in tutti i settori industriali e commerciali. Così, invece, non sembra essere per la casa. Una sensibile diminuzione dei costi degli immobili incoraggerebbe di nuovo l'investimento nel mattone per chi cerca un bene rifugio, aiuterebbe tutta quella fascia di popolazione che cerca casa (giovani coppie, separati, anziani, famiglie monoreddito) e che ha bisogno di abitazioni. Ricordiamo, al proposito, le cifre che emersero in occasione di un nostro convegno lo scorso febbraio: da una ricerca condotta dal Politecnico di Milano risultava che il fabbisogno di edilizia sociale o convenzionata che si presenterà nel 2018 nella provincia di Bergamo sarà pari a 48mila alloggi, mentre già oggi ci sarebbe un'eccedenza di edilizia libera pari a 62mila alloggi. Abbattendo i prezzi ad esempio del 40% si potrebbe così spezzare quel cortocircuito tra domanda e offerta che si è creato nel settore, per cui si è continuato a costruire case che il mercato non richiede più".