Questo Sito Utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

NOTIZIE

EDILIZIA E PENSIONI: COME SI PUÒ LAVORARE SU UN PONTEGGIO FINO A 67 ANNI? La nota di Angelo Chiari della FILLEA-CGIL di Bergamo

on 29 dicembre 2015.

"È un accanimento nei confronti di chi arriva a un passo dalla pensione dopo decine di anni di lavoro pesantissimo e usurante": così Angelo Chiari, segretario generale della FILLEA-CGIL di Bergamo, parla degli "effetti nefasti" al sistema previdenziale a seguito della Riforma Fornero che ancora una volta, come le riforme precedenti, non prende in considerazione le specificità del settore edile.

Nel 2016 entreranno in vigore ulteriori restrizioni per l'accesso alla pensione: sarà infatti incrementato di quattro mesi per tutti, in relazione all'aumento dell'aspettativa di vita, l'accesso al pensionamento anticipato che passerà da 42 anni e 6 mesi di contribuzione effettiva a 42 anni e 10 mesi. Aumenta significativamente il "gradino" per accedere alla pensione di vecchiaia soprattutto per le donne che nei settori privati passerà dai 63 anni e 9 mesi ai 65 anni e 7 mesi. Per gli uomini, invece, si andrà in pensione a 66 anni e 7 mesi.

"Alla luce di questi cambiamenti, il settore edile ancora una volta pagherà il prezzo più alto, visto che i suoi lavoratori continuano a non godere di alcun riconoscimento di flessibilità in uscita verso la pensione malgrado esercitino, molto spesso, mansioni particolarmente gravose, pensiamo anche solo agli asfaltisti, esposti a quotidiano rischio chimico, o a chi lavora su ponteggi o dentro gallerie" spiega Angelo Chiari. "Anche l'ultima proposta avanzata dal Ministro Poletti in materia di part time per gli ultrasessantenni sembra proprio non tenere in alcun conto le caratteristiche di un settore come il nostro, fatto di pendolarismo e di trasferte che escludono a priori la possibilità di chiedere un'occupazione part time. Davvero ci sembra difficile immaginare nei cantieri lavoratori a part time. Saremo quindi ancora costretti a vedere sui ponteggi operai ultrasessantenni con tutti i rischi che possiamo immaginare".

La normativa attuale sui lavori usuranti non risponde all'esigenza di riconoscere che i lavori non sono tutti uguali: "Interessa poche tipologie, esclude interi settori, ad esempio il nostro" continua Chiari. "L'accesso alla pensione calcolato automaticamente secondo la media dell'attesa di vita parifica i trattamenti, certo, producendo però nella realtà profonde ingiustizie: lavorare quarant'anni in un ufficio non è la stessa cosa che asfaltare strade per lo stesso periodo di tempo. Il ripristino della flessibilità nell'accesso al pensionamento può essere una prima risposta generalizzata che consente di venire incontro, anche se parzialmente, alle esigenze di chi svolge lavori più faticosi e pesanti. Occorre ripensare la normativa".