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ITALCEMENTI, LO SCIOPERO E LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A BERGAMO. Adesione del 100% negli stabilimenti di Calusco, Rezzato, Broni, Monselice, Scafa.

Il silenzio calato ieri sera sui quattordici stabilimenti del Gruppo Italcementi e quello sceso questa mattina anche negli uffici bergamaschi di Italcementi, CTG e Calcestruzzi "raccontano di quanto siano condivise dalle lavoratrici e dai lavoratori le ragioni di questa protesta" hanno detto poco fa Duilio Magno FENEAL-UIL, Marco Boveri FILCA-CISL e Ivan Comotti FILLEA-CGIL.

La protesta in Italcementi è stata proclamata contro l'intenzione dello storico colosso del cemento di sospendere (per poi cessare) le attività produttive nei siti di Scafa (Pe), Monselice (Pd) e Broni (Pv) a partire dal mese di febbraio del 2014. La mobilitazione è stata organizzata anche contro la volontà di rivedere gli obiettivi del piano 2015 in funzione dell'andamento del mercato nel periodo di vigenza dell'accordo.

Oggi è stato, dunque, il giorno dello sciopero e della manifestazione nazionale che si è tenuta a Bergamo, davanti alla sede centrale. "A sfilare per le vie della città, questa mattina, sono stati circa 700 lavoratori, in rappresentanza di tutti i dipendenti del gruppo" dicono, ancora, i tre sindacalisti. "Davanti alla portineria centrale dell'azienda e in mezzo al corteo sono riapparse le 'maschere bianche' che il 5 ottobre dello scorso anno si erano materializzate per denunciare un collocamento in Cassa integrazione senza una equa rotazione tra tutti i lavoratori".
I sindacati di categoria informano che l'adesione allo sciopero "è stata del 100% negli stabilimenti di Calusco, Rezzato, Broni, Monselice, Scafa (con la sola eccezione dei lavoratori impiegati nella salvaguardia degli impianti). L'adesione negli altri stabilimenti è stata comunque elevata: per Salerno dell'80%, a Samatzai dell'85%, a Colleferro del 75%".

Il corteo, partito alle 11.00, dopo un presidio davanti alla sede dell'azienda, è sfilato per le vie della città e ha sostato davanti alla Prefettura dove tre rappresentanti di FENEAL, FILCA e FILLEA hanno consegnato al vice-prefetto il volantino che raccontava le ragioni della protesta. "Abbiamo chiesto alla Prefettura di segnalare al Governo l'enorme disagio sociale che i lavoratori stanno vivendo" dicono i tre sindacalisti.
Il corteo si è fermato poi davanti alla sede di Confindustria dove i tre rappresentanti di FENEAL, FILCA e FILLEA hanno consegnato il testo del volantino con le motivazioni della protesta. Una sosta è stata fatta anche nelle vicinanze del plesso scolastico di via Angelo Maj dove i sindacalisti si sono rivolti agli studenti dei diversi istituti scolastici presenti nella zona.

"Che il problema occupazionale del Gruppo Italcementi non sia solo di tipo sindacale lo dimostra la presenza alla manifestazione e l'intervento durante il comizio del sindaco di Scafa (Pescara) e dei sindaci dei Comuni limitrofi" continuano i sindacalisti. "Manifestando insieme abbiamo chiesto l'attivazione immediata di un tavolo ministeriale di Gruppo presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del coordinamento delle RSU per discutere della situazione rispetto all'accordo sottoscritto il 27 dicembre 2012 e del futuro del settore. La discussione deve anche avvenire in merito agli investimenti che il Gruppo dovrà fare sui nuovi prodotti e sui conseguenti processi industriali per preparare il settore all'entrata in vigore della normativa europea n. 31 del 2010 che impone (dal gennaio 2019 per gli edifici pubblici e dal gennaio 2021 per quelli privati) la costruzione di edifici neutrali a livello energetico. Ringraziamo tutti i lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione: in molti hanno passato la notte sugli autobus, attraversando l'Italia intera e unendola nella protesta ma anche nella proposta. Le altre 8 ore di sciopero del pacchetto di 16 proclamate saranno effettuate entro il 31 ottobre e verranno gestite a livello territoriale dalle RSU".

Attualmente sono in vigore accordi sindacali che prevedono esuberi temporanei fino ad un massimo di 669 lavoratori in Italcementi (a Bergamo fino a 210 persone), fino ad un massimo di 335 in Calcestruzzi (una quarantina a Bergamo) e fino ad un massimo di 80 in CTG (Centro Tecnico di Gruppo, presente solo nella nostra provincia).
Ricordiamo che il 14 gennaio scorso a Roma negli uffici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali era stata ratificata l'intesa tra sindacati e Italcementi per il ricorso ad una Cassa straordinaria per ristrutturazione dal 1° febbraio 2013 al 31 gennaio 2015 per un numero massimo di 669 lavoratori.
Nell'intesa l'azienda si impegnava a valutare la continuità produttiva in alcuni propri stabilimenti in relazione all'andamento del mercato e, per il sito di Monselice, in relazione anche alla pronuncia del Consiglio di Stato sulla legittimità di procedere alla costruzione di un nuovo impianto.
Sui contenuti di quell'accordo e sul piano di ristrutturazione, all'inizio di agosto si è era tenuto un incontro a Roma tra Italcementi, RSU e sindacati FENEAL, FILCA e FILLEA: in quell'occasione era stata annunciata l'intenzione di procedere alla chiusura di alcuni stabilimenti a partire da gennaio 2014, mettendo i loro lavoratori in Cassa fino al 2015.