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CONTRATTO NAZIONALE DEL LEGNO: ALTA ADESIONE ALLO SCIOPERO DEL 28 OTTOBRE. In bergamasca oltre 5mila gli occupati

on 31 Ottobre 2016.

Dopo 9 mesi di trattativa, 11 incontri e a 7 mesi dalla scadenza del precedente Contratto collettivo nazionale di lavoro, venerdì 28 ottobre le lavoratrici e i lavoratori del comparto del legno-industria hanno incrociato le braccia in uno sciopero di 8 ore in tutt’Italia. La protesta è stata indetta contro quelle che i sindacati definiscono posizioni “ostili e avverse che Federlegno ha esplicitato durante le trattative per il rinnovo contrattuale”.

Anche sul territorio bergamasco, come nella altre provincie, l’adesione allo sciopero è stata alta: 95% alla Novem Car di Bagnatica (dove si è svolto anche il presidio provinciale dalle ore 5.30 alle ore 9.00 del mattino), 80 % alla Minelli di Zogno, 80% alla Foppapedretti di Telgate.

Oltre a queste tre aziende, le realtà più rilevanti del settore provinciale, che occupa oltre 5mila lavoratori, sono la Riva di Sarnico, la Effegi spa Pallets di Brembate Sopra, la Gamba srl di Azzano San Paolo, la C.C.A.G. Crotti di Osio Sopra, la Tino Sana di Almenno, il Gruppo Scaglia e la Arditi di Valbrembilla.

“Con l’alta adesione allo sciopero i lavoratori hanno ribadito che il rinnovo del Contratto nazionale è obbligatorio partendo dai concreti problemi che si verificano quotidianamente nelle fabbriche e non da supposizioni teoriche in cui si è esercitata Federlegno” si legge in una nota unitaria regionale. “Hanno ribadito che si deve definire un incremento salariale certo e che le RSU devono continuare ad esercitare il ruolo di soggetto contrattuale. Le segreterie regionali di FENEAL, FILCA e FILLEA ringraziano le lavoratrici e i lavoratori per l’alta adesione allo sciopero e per aver partecipato in modo massiccio ai presidi organizzati”.

Le richieste di 140 ore annue di flessibilità lavorando il sabato e la domenica (oltre alle 250 ore di straordinario a disposizione) e di poter far funzionare le fabbriche con il 65% di lavoratori precari, lo svuotamento della contrattazione aziendale, l’intenzione di non definire alcuna cifra di aumento salariale ma solo il principio dei riallineamenti annuali di eventuali futuri aumenti testimoniano per FILLEA-CGIL, FILCA-CISL e FENEAL-UIL la mancata volontà di sottoscrivere il Contratto collettivo nazionale di lavoro.

“La gestione dei picchi e delle flessioni della produzione si definisce a livello di fabbrica, il consolidamento occupazionale (che determina la lotta alla precarizzazione sociale e lavorativa) si discute in azienda” si legge in una nota sindacale unitaria. “Il rinnovo del Contratto nazionale deve prevedere gli aumenti salariali, altrimenti esso costituisce un ossimoro sindacale che non saremmo mai in grado di condividere”.